Sono più pericolosi i campi dei cantieri

Marisa De Moliner

Gli orti e i campi sono più pericolosi dei cantieri. Strano ma vero. Chi l'avrebbe mai detto che si corrono più rischi a coltivare grano, riso e ortaggi vari più che arrampicarsi sulle impalcature. Eppure è proprio così. L'allarme viene lanciato dall'Asl di Lodi che ha ospitato il XVI congresso dell'Associazione Internazionale della Medicina Agricola e Sanità Locale cui hanno partecipato gli esperti di ben cinquanta nazioni. I partecipanti hanno indirizzato il loro interesse soprattutto alla salute dei contadini, impegnati a coltivare campi o orticelli, scoprendo che è più a rischio di quella dei muratori. «L'agricoltura - rivela Claudio Colosio, presidente del congresso e direttore del Centro internazionale per i pesticidi e la prevenzione per i rischi alla salute - è un’attività molto pericolosa, se non più dell'edilizia perlomeno alla pari. I numeri sono più bassi ma soltanto perché minore è il numero delle persone coinvolte. La popolazione rurale rappresenta, infatti, il 10% della forza lavoro. Va anche detto che la reale incidenza degli infortuni e delle malattie professionali è sottostimata. Ogni anno si registrano poche decine di segnalazioni a fronte dei rischi». Ma perché coltivare i campi può essere così pericoloso? «Soprattutto - risponde il professor Colosio - per i mezzi meccanici che sono spesso inadeguati. E per la mancanza della legge 626. Una condizione che fa sì che l'incidenza di infortuni e malattie è stabile da una decina d’anni. Tra gli incidenti più frequenti ci sono i ribaltamenti dei trattori e quelli provocati dagli animali». Come mai gli infortuni non vengono denunciati? «Lo si deve al fatto che - è la risposta del presidente del XVI congresso dell'Associazione Internazionale della Medicina Agricola e Sanità Locale - le aziende sono spesso a conduzione familiare o gestite da un anziano che da pensionato torna a dedicarsi ai campi o agli orti. Per non parlare degli immigrati che lavorano in nero e sfuggono ai controlli». Secondo l’Inail, il numero degli infortuni indennizzati accaduti nel 1998 è stato complessivamente di 625.863, dei quali 550.402 è stato registrato nel settore industriale e dei servizi e 75.461 in quello agricolo. Quest’ultimo numero non deve ingannare. Bisogna infatti considerare che i coltivatori sono solo il 10% della popolazione lavoratrice. Ma quali rischi corrono? Devono temere l'esposizione ai pesticidi e ad altre sostanze chimiche, il contatto con gli animali. Situazioni che possono provocare tumori, intossicazioni, infezioni. La ricetta per arginare il fenomeno arriva dal direttore generale dell'Asl di Lodi, Guido Broich: «Il controllore pubblico deve sottoporsi a un innovativo processo d’evoluzione della propria procedura e porsi più come consulente, informatore e sostegno in un processo di crescita condiviso , che come "vigile" sanitario autoritario e oppositore».