«Sono il presidente più vincente»


Quando l’austriaco Plautz fischia la fine è come se sul Louis II si alzasse una cappa invisibile. Il Milan coccola la coppa a centrocampo, un breve conciliabolo per decidere se andare sotto la curva o no, poi la decisione di rientrare applaudendo, e venendone ricambiati, la curva andalusa. Il ricordo di Puerta è lì da toccare. Le parole sono misurate, c’è una vittoria da celebrare, ma anche un lutto da rispettare. Il nome del difensore spagnolo sulla maglia di tutti, un gesto per onorare la memoria. «Un fatto emotivo che ha coinvolto tutti», dice il presidente Berlusconi giunto nel Principato a ridosso della partita. Ma c’è tempo per festeggiare, «con questa vittoria sono diventato il presidente più vincente del mondo, avanti così».
Il presidente, in tribuna d’onore al fianco del principe Alberto di Monaco, di Michel Platini, numero uno dell’Uefa e del presidente della Federcalcio Giancarlo Abete, se ne va e lascia la ribalta a Carlo Ancelotti. La misura è la regola che domina, Ancelotti non fa eccezione: «Logico, c’era un velo di tristezza e un’atmosfera molto particolare. Poi, una volta in campo, abbiamo provato a giocare come se fosse una partita normale. Loro sono stati più bravi nel primo tempo quando per noi la palla scottava un po’ troppo, nell’intervallo ho detto di stare più tranquilli. Ci siamo riusciti. Inzaghi? In certe partite si esalta, non ci resta che metterlo in naftalina per i prossimi 5 mesi...». Ci sarebbero le incertezze di Dida, ma il tecnico passa oltre: «È stato poco impegnato, non può essere giudicato». Sul primo gol Gattuso («A parti invertite questo match non l’avremmo mai giocato», dice Ringhio) gli ha dato il solito schiaffo. Ancelotti non ci fa più caso, ma deve rispondere alle curiosità spagnole: «Lui è abituato così e io lo devo sopportare».
La notte del Principato è torrida, Pirlo guarda il trofeo quale migliore in campo («La mia vittoria più triste»). Inzaghi la butta sulla logica («Perché faccio sempre gol? Facile, perché faccio il centravanti, ora non resta che segnare in Giappone»), Kakà invece sembra uscito da uno spot, tanto è fresco. «Ora lo possiamo dire, ci manca solo la coppa Intercontinentale. Ma per fine anno ce la faremo». Restano le parole di Ramos, il tecnico del Siviglia: «Non c’è stato tempo per preparare la partita, ma se Renato avesse fatto il secondo gol le cose sarebbero andate diversamente». Così vanno le cose nel calcio. Sempre.
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