«Sono prodotti ad alto rischio e in qualche caso cancerogeni»

Sbarca su internet, ultima tra le tante attività illegali finite in rete, anche la contraffazione, con un giro d’affari sicuramente elevato, ma impossibile da monitorare persino per gli esperti della Guardia di Finanza. «I siti che vendono questi prodotti sono infatti all’estero e spesso “rimbalzano” da un continente all’altro. Per noi è difficile risalire al Paese dove si trova il server e in ogni caso non abbiamo strumenti legislativi per oscurarli». Ammette il tenente colonnello Marco Nieddu, comandante del gruppo tutela del mercato dei beni e servizi del nucleo di polizia tributaria. «Dobbiamo limitarci a sequestrare le merci quando arrivano in Italia, come abbiamo fatto nelle scorse ore insieme ai colleghi di Rovigo dove abbiamo intercettato prodotti per un milione di euro» e denunciato il solito cinese.
Il sequestro conferma ancora una volta la forza e la capacità di penetrazione di queste agguerrite bande che poco hanno da invidiare alle più strutturare organizzazioni mafiose. Una globalizzazione del crimine che consente di produrre nei Paesi dove è più bassa la mano d’opera per poi smistarla in quelli dove è più alta la domanda. Arrivando con i film, musica, abbigliamento e quant’altro in contemporanea con le uscite sul mercato dei prodotti ufficiali. Così su internet è ora possibile ordinare finte Nike, Adidas o Hogan pagandole fino ad un sesto del prezzo pieno. «Senza neanche la possibilità di vederle e provarle quindi con altissima possibilità di truffa». Aggiunge Nieddu che poi ricorda i successi delle Fiamme Gialle: due milioni di pezzi, tra abbigliamento, accessori, cd, dvd, intercettati in città e provincia. Mentre solo l’intervento a Rovigo ha consentito di bloccare 140.000 capi «Gucci», «Burberry», «Chanel», «Louis Vuitton», «D&G» e «Fendi», nonchè altri 6.300 privi di firma, ma comunque di illecita provenienza, per un totale di un milione di euro.
«Simili numeri si spiegano con l’esistenza di organizzazioni che coinvolgono contemporaneamente più etnie: cinesi, nordafricani, romeni e italiani. Risultano sicuramente legate alla criminalità organizzata con cui creano traffici molto estesi, mutuando tecniche come l’utilizzo di reti citofoniche e di Skype per non farsi intercettare».
Un flusso spaventoso di prodotti che poi prendono tradizionalmente le strade delle spiagge battute dal solito instancabilmente «vu cumprà» sovraccarico di merce. In una regione «continentale» come la Lombardia il 90 per cento dei prodotti viene distribuito attraverso mercati rionali, delle sagre, delle fiere, arrivando a lambire anche la grande distribuzione, Auchan, Ipercoop, Carrefour, magari all’insaputa dei gestori. Fino alla rete, ultima frontiera, dove sbarca ogni tipo di prodotto come film e musica, abbigliamento, accessori, orologi, occhiali. Ma sul mercato telematico finiscono anche prodotti meno classici batterie e pile, lampadine, pezzi di ricambio, persino per aerei, e farmaci, soprattutto viagra, clialis e botox. Mancano dal mercato telematico italiano alcolici e sigarette, molto diffusi invece all’estero. La ragione è molto semplice: negli altri Paesi occidentali, in particolare nel Nord Europa, le accise su questi prodotti sono molto più alte e rendono quindi appetibili i prodotti «taroccati».
Comprare queste merce significa alimentare un mercato parallelo, spesso in mano alla criminalità organizzata che sfrutta mano d’opera, anche infantile, a basso costo. Ma anche non pagare i diritti per la creazione di un’opera d’ingegno, vanificando il lavoro di artisti esecutori e compositori. E se questo può non interessare al cinico acquirente, rimane pur sempre il rischio di una multa, che attualmente oscilla dai 100 fino a 7mila euro, ma soprattutto di compromettere la salute, fino a rischiare la morte. I prodotti contraffatti sono delle semplici repliche, realizzate al minor costo possibile quindi assemblati male, a rischio rottura, e con materiali, vernici, colori, collanti, fuori legge perché nocivi.