Sono pronto a fare il Carla Bruni della Santanchè

Amore non è. È lo stesso sentimento consapevole che soltanto e rigorosamente dopo l’elezione a presidente, Carla Bruni, favorita dal caso, e valutando le opportunità, ha dimostrato per Sarkozy. La sola differenza è che io conosco da molti anni, da più tempo di Berlusconi, Daniela Santanchè; e ne conosco anche le pulsioni amorose, subalterne all’impegno nel lavoro, nella politica, nella realizzazione di sé. Non parlo di carriera, perché sarebbe volgare. La Santanchè non è una donna in carriera ma una donna impegnata. Ma da ben prima che decidesse di fare politica, incontrandola nelle più diverse situazioni avevo sempre osservato una sua femminilità tanto evidente quanto controllata, il suo essere prima impresa che donna. Tanto da pensare che Santanchè non fosse né il nome del marito né il suo ma quello di una azienda.
E poco sapevo della sua famiglia, dei suoi affetti. La Santanchè, da parte sua, ha fatto una notevole carriera politica; ha dato un volto femminile, non aggressivo, ad Alleanza nazionale, contribuendo a rendere più «popolare» il partito di Fini. Poi, per una serie di posizioni contrastanti, affermando vieppiù la sua personalità, ha litigato con Fini.
Da questa presa di posizione, senza accettare compromessi, è arrivata o è stata sospinta all’attuale posizione, trovandosi ad essere leader della Destra, mentre Fini si avvicinava all’area, diversamente popolare, di centro. Così oggi è, unica donna, candidato premier. E la più giovane. Ancor più in questa condizione, non c’è spazio per l’amore.
Oggi ho visto il suo manifesto con una bella fotografia in bianco e nero, con espressione femminile e determinata, come una Maddalena non pentita. In alto la scritta, ammiccante anche al mondo cattolico, oltre che a quello più ampio dei «valori» (patria, famiglia, certezza del diritto): «Io credo». Così l’ho chiamata per congratularmi dell’efficacia della campagna. E lei, nell’assoluta convinzione di vincere, immaginando i titoli dei giornali dopo le elezioni: «Berlusconi-Veltroni in parità, la Santanchè sfonda», si è spinta fino a immaginare di vincerle, le elezioni. E, da candidato, diventare premier. Così pensando al suo carattere e alle affinità con Sarkozy nella determinazione, le ho detto che non avrei immaginato una mia presenza in Parlamento, se non per il governo e che quindi ammiravo la sua impresa politica, ma non potevo condividerla. Seguendo però il percorso della sua immaginazione e dello scenario da lei evocato, ho continuato a indicarne la poca propensione al piacere e agli amori a vantaggio del potere. Lei ha confermato tutto, e ha aggiunto, che per l’amore, per i piaceri, bisogna aspettare le elezioni.
«Prima non ho un solo attimo né disponibilità psicologica. Ma dopo... A Palazzo Chigi... se dovessi andare... ti porterei con me». Da queste surreali riflessioni è nata la battuta che tiene insieme amore e potere, e che rende attraente chi il potere ha conquistato: «Così potrei essere il Carla Bruni della Santanchè». Ma sarà l’amore a muovermi o il potere? Eppur non avendolo conosciuto prima, Carla Bruni avrebbe sposato Sarkozy se non fosse stato il presidente della Repubblica francese? Io non ho mai pensato di sposarmi, e trovo il matrimonio una condizione impossibile per me. Ho ipotizzato questa eccezione come conseguenza della ragion di Stato. Ma posso dormire sonni tranquilli.
Vittorio Sgarbi