«Sono pronto a guidare il Municipio. Ma gratis»

«L’obiettivo è, innanzi tutto, restituire credibilità al Municipio Medio Levante, recuperare l’immagine che sembra aver perso irrimediabilmente. Io, per questo, e solo per questo, sono a disposizione. Ma sia chiaro: o faccio il presidente o me ne vado. Sul serio: do le dimissioni e mi ritiro». Un’alternativa non da poco, quella che propone Beppe Damasio, consigliere di «Lealtà» in quel parlamentino investito dalla bufera per via della ristrutturazione del Forte San Martino, del contestatissimo parcheggio di via Monte Zovetto, ma soprattutto per via dell’inchiesta che ha coinvolto il presidente, Fabio Orengo. Il quale ha sì riconosciuto le proprie «colpe», o meglio le proprie «ingenuità», ma non ha ancora formalizzato le dimissioni nonostante la mozione di sfiducia ricevuta da 11 consiglieri (lo stesso Damasio, il collega di partito Mario Cicchetti e nove membri della sinistra).
Secondo lei, Damasio, è il momento giusto, per il presidente, di togliere il disturbo?
«Un momento. Orengo ha peccato di ingenuità. Se ha violato la legge dovrà stabilirlo la magistratura, ma io su questo non voglio fare sciacallaggio. Dico solo che l’errore politico si paga. Anche se mi ha tradito, non dimentico di essere stato fra quelli che hanno sostenuto la sua nomina, come successore di Ottonello. Ma lo scenario che abbiamo davanti nei tre mesi di fine ciclo amministrativo richiede altre risposte».
Cioè, non vuole che Orengo dia le dimissioni?
«Se si dimette, il Municipio viene automaticamente guidato dal vice pro tempore, Glauco Berrettoni. Se invece viene sfiduciato si apre la strada a una nuova nomina. È qui che, per così dire, entrerei in gioco io. A precise condizioni».
Un ribaltone?
«Niente affatto. Può andar bene alla Lega, ai due consiglieri “mussiani“, vedremo. Io resto coerente con la mia coscienza e con le mie convinzioni, oltre che con l’impegno assunto con i cittadini. La prospettiva, comunque, è un’altra».
Difficile spiegarlo.
«Mica tanto. Innanzi tutto, penso al recupero di immagine e credibilità del Municipio, che in questo senso, negli ultimi mesi, ha subito un vero e proprio scempio. E poi, mi dedicherei a un programma preciso, concreto, misurato sull’immediato futuro, ma non certo per costituirmi un trampolino di lancio personale o un qualunque tipo di vantaggio».
Facciamo i maliziosi: il presidente ha un’indennità superiore ai 2mila euro, visibilità, presenza, vantaggi personali.
«Il primo provvedimento da assumere sarebbe la rinuncia all’indennità. Fare il consigliere di Municipio dev’essere un servizio da prestare gratuitamente».
Bene. Ma ci vuole anche un programma.
«In sintesi: le risorse ricavate dall’indennità del presidente vadano a finanziare borse di studio per giovani e a iniziative sociali. Inoltre: nomina di dieci “tutor di area“, tra i consiglieri, che dovranno darmi risposte precise, entro trenta giorni, sulle esigenze pratiche dei cittadini in materia di manutenzione, piccoli lavori, strade, marciapiedi. E inoltre: rilancio del volontariato, recupero della presenza sul territorio. Insomma: un progetto, non un cambio di indirizzo».
Dica la verità, liberale Damasio: c’è un’altra idea nel cassetto!
«Più che un’idea è un simbolo, ma di grande significato: un gesto di unificazione, magari in piazza della Vittori. Esponendo quattro bandiere, dell’Europa, dell’Italia, di Genova e del Municipio. Si può ricominciare anche da qui. Per ritrovare entusiasmo».