«Sono queste le scelte che dimostrano la libertà dello Struzzo»

Ultimi e postumi, i versi di Giovanni Raboni che mettono alla berlina il «cavalier Menzogna», alias Silvio Berlusconi, scuotono il Palazzo e i solitamente statici palazzi della Poesia. Proposti l’autunno scorso - a un anno dalla morte del poeta - all’editore «storico» di Raboni, cioè Einaudi, questi Ultimi versi sono stati rifiutati dalla casa dello Struzzo e pubblicati invece da Garzanti. Patrizia Valduga, che è stata compagna del poeta per 25 anni, accusa l’Einaudi di averli censurati per il loro contenuto politico: quelle a Berlusconi infatti non sono «poetiche» allusioni ma critiche pesantissime.
Lo Struzzo come era prevedibile non ha gradito e ha risposto attraverso lo stesso Ernesto Franco, direttore editoriale Einaudi: «Confermo che, fin dall’inizio, non tanto i singoli versi o le singole poesie, ma la costruzione di questo libro non ci ha convinti. Ritengo che la libertà Einaudi sia garantita anche da scelte come quella in questione che, giuste o sbagliate che siano dal punto di vista editoriale, non sono neppure soggette a quel tipo di autoricatto implicito che funziona più o meno così: poiché questo libro attacca questo o quest’altro, allora, anche se non mi convince, non posso non pubblicarlo. Anche da questo ci meritiamo di essere liberi. Anche se costa».
Einaudi, casa editrice del Gruppo Mondadori che fa capo a Berlusconi, conferma quindi che la decisione di non pubblicare gli Ultimi versi di Raboni è figlia unicamente di una valutazione letteraria, perché il libro non convince, e non politica. Nessuna censura, solo un giudizio di merito.
L’occasione non se l’è lasciata invece sfuggire Garzanti, che ieri ha portato in libreria la raccolta sotto accusa e che a ventiquattr’ore dall’uscita è già un caso. Oliviero Ponte Di Pino, il direttore editoriale, spiega com’è andata: «Raboni ha pubblicato molto in Garzanti e io sono stato suo amico, come lo sono di Patrizia Valduga, e quando qualche mese fa lei mi ha fatto capire che c’era la possibilità di pubblicare una serie di poesie di Giovanni ho detto sì. Tanto più che non si tratta di versi clandestini, erano già circolati su alcune riviste e in Internet. Era logico che una casa editrice indipendente come Garzanti accettasse la proposta. Senza contare il valore di attualità e di documento di queste poesie. D’altronde lo stesso Raboni ha più volte rivendicato l’impegno civile prima ancora che politico, di uno scrittore».