"Sono il re del noir, ma non al cinema"

Joe R. Lansdale è uno degli autori americani che vende di più, ha inventato personaggi
che spaziano dal giallo al western. Ma ha un rimpianto: "Hollywood ha
comprato 25 dei miei lavori ma nessuno è arrivato sullo schermo"

Proporre pietanze piccanti, come un bel chili fumante della migliore tradizione tex-mex, è da sempre una delle caratteristiche vincenti dello scrittore Joe R. Lansdale. Caratteristica che non ha mai lesinato nei suoi romanzi dedicati alla coppia di investigatori composta da Hap Collins e Leonard Pine: un pizzico di noir, dialoghi irriverenti e scanzonati, situazioni al limite dell’incredibile, tanta azione. Il tutto shackerato con una ironia di ferro (come i lettori possono testare in Una stagione selvaggia, Mucho Mojo, Bad Chili, Il mambo degli orsi, Rumble Tumble, Capitani oltraggiosi).

La contaminazione è da sempre stata la caratteristica vincente di questo narratore texano capace di produrre storie in cui generi come l’horror, lo steam-punk, il western e la fantascienza superano i loro confini e si riplasmano e ridefiniscono in un insolito nuovo genere che potremmo definire come il «Lansdale Style» (riscontrabile in opere fra loro diversissime come Freddo a luglio, La notte del Drive In, In fondo alla palude, L’anno dell’uragano...). Fedele a questa sua formula è anche il ritorno sulle scene dei seriali Hap e Leonard nel settimo romanzo che li vede protagonisti e che si intitola Sotto un cielo cremisi (Fanucci, pagg. 224, euro 17) e che esce in anteprima mondiale proprio in Italia dove Joe R. Lansdale si tratterà in tour per un mese. I due testardi impiccioni creati dal grintoso noirista questa volta sono alle prese con la Dixie Mafia dalle cui grinfie devono cercare di liberare la nipote del loro amico Marvin Hanson. Nella vera e propria guerra che scateneranno con mafiosi e spacciatori i due eroi dovranno fronteggiare il terribile assassino Vanilla Ride che giganteggia fra le pagine di Sotto un cielo cremisi (il cui titolo originale è proprio: Vanilla Ride).

Perché tanta attenzione al cattivo?
«È impossibile creare un eroe accattivante se non riesci a costruirgli di fianco un cattivo che abbia spessore - ci confessa lo stesso Lansdale - anzi è sempre meglio creare più cattivi che possano misurarsi con lui. Direi che è fondamentale».

Come è nata la fortunatissima serie di Hap e Leonard?
«La mia saga è nata per caso. Volevo scrivere semplicemente un romanzo criminale e mi sono trovato ad avere un contratto con la Bantam Books. Così ho scritto praticamente di getto Una stagione selvaggia. Ho preso spunto per la costruzione del personaggio di Hap da molte mie abitudini e da esperienze lavorative del mio passato ma in realtà poi sono andato molto al di là del mio semplice background. Il personaggio di Leonard invece mi è venuto in mente mentre scrivevo la storia e la profonda amicizia che lega i miei due eroi in maniera indissolubile è cresciuta man mano che andavo avanti nel mio lavoro. Stavo pensando contemporaneamente agli sviluppi di un altro romanzo quando, all’improvviso, Hap e Leonard si sono impadroniti di quella storia. Non l’avevo pensata per loro ma li ho lasciati fare e sono molto contento del risultato finale».

Molti lettori pensano che i suoi personaggi siano frutto di pura invenzione, visti i caratteri esagerati che presentano?
«Scrivo sempre storie che sono una felice combinazione fra realtà e fantasia. E, anzi, la loro vicinanza alla realtà è più stretta di quello che vi possiate immaginare. Racconto quasi sempre incidenti e disavventure che vengono dalla vita reale. Amo raccogliere fatti che vengono dalla mia esperienza personale, che ho letto sui giornali o che sono accaduti a persone che conosco».

Ci sono scrittori che crede abbiano cambiato in qualche modo la sua vita di lettore e di scrittore?
«Curiosamente quando ero bambino Edgar Rice Burroughs ha davvero cambiato la mia vita. Sono stato influenzato ovviamente da molti scrittori, ma quando ho letto Burroughs ero giusto nell’età della scrittura e questo mi ha permesso di catturare tutta la sua magia che credo di non avere mai perso, anche se è ovvio che rileggendo i suoi romanzi oggi c’è sicuramente qualcosa di datato nelle sue storie. Sebbene io scriva dei libri totalmente diversi da quel modello credo che essi testimonino però questa profonda influenza. Poi, ovviamente, dovrei citare Harper Lee, Flannery O’Connor, Mark Twain e molti altri che hanno nel tempo coltivato quell’ispirazione originaria. Ma quando ero un bambino per me Edgar Rice Burroughs era davvero magico».

Quanto si sente vicino al mondo della Frontiera?
«Mi sento legatissimo a quel mondo. Il Texas è connesso al West e ai miti del genere Western in maniera indissolubile più di ogni altro stato dell’Unione. È un legame fortissimo e io sono cresciuto in questo mondo amando prima i film western e poi i romanzi e i fumetti di questo genere. Potrei dire che questo immaginario è la mia forza interiore».

Come mai fra i protagonisti dei suoi racconti e romanzi western c’è spesso Wild Bill Hickok?
«È sicuramente il personaggio western che da sempre mi ha affascinato di più perché credo che per certi versi sia la personificazione del mito della Frontiera. È l’uomo che ha incarnato molte delle nostre classiche rappresentazioni dell’eroe del West. È stato uno dei pochi che per davvero è stato protagonista di duelli con la pistola. Per cui, ci sono tantissime storie ispirate direttamente o indirettamente alla sua vita alle quali ho attinto come scrittore. Anche se sarebbe più preciso dire che si tratta di storie ispirate al mito della sua vita».

Ha avuto la possibilità di scrivere storie inedite per personaggi come Batman, Tarzan e Conan. È stato facile reinventarli?
«È stato molto divertente, anche se ovviamente è più semplice scrivere per i miei personaggi. Al momento sto lavorando alla sceneggiatura di un film in animazione interamente dedicato a Swamp Thing (il celeberrimo mostro della palude creato da Len Wein e Berni Wrightson e rivitalizzato poi da Alan Moore) che credo uscirà direttamente per il mercato dvd. Sono curioso del risultato... E ho appena terminato una storia inedita che verrà realizzata come extra sempre a cartoni animati per il dvd del film del pistolero Jonah Hex. Non dico mai di no a nessuna di queste opportunità. Nonostante abbia quasi raggiunto i sessant’anni mi piace un sacco scrivere racconti e storie. Ne ho tanti in testa ed è stimolante essere coinvolti negli universi di altre persone, mi permette di creare altri miei personali mondi così come ho fatto con Hap e Leonard. Non mi sono mai tirato indietro davanti a occasioni del genere».

Ci sono in arrivo progetti cinematografici o televisivi tratti dalle sue opere?
«Sono stati opzionati per film circa 25 dei mie lavori, e alcuni di essi anche più di una volta. Ho scritto dozzine di sceneggiature e sono sempre stato pagato per questo. Ma nonostante alcuni di questi progetti abbiano anche avuto dei tempi di lavorazione veloci nessuno è mai andato in porto. Al momento ho appena finito di scrivere la sceneggiatura cinematografica del mio In fondo alla palude per Bill Paxton. È un bravo attore ma è anche un abile regista ed è intenzionato a portare al cinema la mia storia. Spero che ce la faccia. Inoltre ho sceneggiato La sottile linea scura e vedremo anche qui come si svilupperanno le cose. Nonostante mi abbiano opzionato molti racconti e storie al momento non c’è nessun progetto televisivo in vista, ma ovviamente lo sapete anche voi come vanno le cose... Personalmente trovo che sia più semplice adattare racconti e romanzi brevi e in questo la televisione il mondo dei fumetti costituiscono una sorta di linea laterale, secondaria ma posso assicurarvi estremamente piacevole».