Sono saldi a due velocità Si salvano solo le griffe

Tra il bene e il male c'è di mezzo il «Sale». Proprio così, il saldo estivo nei negozi milanesi non conosce mezze misure: ad alcuni negozi va proprio bene e ad altri altrettanto male. Non sono contenti i commercianti di corso Buenos Aires che si aspettavano un'affluenza maggiore di clientela, però dietro il corso, nell'atelier colorato di toni indiani di Lisa Corti in via Lecco, dove abiti e arredo per la casa hanno i punti accesi dell'Oriente, la commessa Eleonora è contenta. «La clientela risponde - dice - e c'è un leggero aumento rispetto allo scorso anno. I primi giorni c'è stata una fase di calma piatta, ma ora le signore comperano».
Anche da Gianni Campagna - Caraceni, Lorenzo racconta di una situazione positiva. «C'è passaggio e noto un incremento di giovani e di milanesi. Abbiamo avuto due ragazzi che proprio in questi giorni si sono comperati pantaloni e gilet di lino bianco perché hanno organizzato il matrimonio al mare. E' vero che in Buenos Aires non sono contenti, ma mi chiedo: come si fa a tenere aperto nella notte in cui c'è la partita dei Mondiali Olanda - Costarica, come è successo la scorsa settimana?». Più moderata la positività nel negozio Woldford in corso Venezia, marca austriaca e lussuosa di lingerie. «Partiamo da un concetto - esordisce la commessa - dal saldo estivo non ci si aspetta mai molto, perché è sempre stato di portata inferiore rispetto a quello invernale comunque è vero che, se non ci fossero i turisti, sarebbe magra per tanti nostri colleghi. Quindi ben venga lo straniero».
Decisamente realista invece è Anna del negozio «GloriBù» in zona piazza Cinque giornate. «La recessione continua e la crisi non dà tregua, i miei colleghi sono più che allarmati. Non compera nessuno, a meno che non si parli dei grandi marchi del lusso. Pochi giorni fa sono stata a Londra e Parigi: da Chanel c'era la coda. Deserti i piccoli negozi di nicchia con vestiario di qualità ma non firmato alla grande». Da Eddy Monetti in San Babila la risposta è: «Diciamo moderatamente bene. L'affluenza è in linea con le estati scorse, ma ormai siamo abituati», come a dire che lamentarsi non risolve certo una situazione che appare in fase di cancrena. I portafogli non sono più generosi, non si aprono con facilità soprattutto quelli degli italiani e alcuni si lamentano anche degli stranieri, che in questo momento sono di «media» taglia dal punto di vista della potenzialità di spesa, ovvero non sono arabi e orientali senza limiti.
Gli 80 euro del governo Renzi non hanno contibuito a rimettere in moto l'impaludata economia che stenta a ritrovare il dinamismo e l'effervescenza degli anni antecedenti il 2000, ma non manca chi non risente della fase stagnante. Andrea Perseo è lo store manager dell'Excelsior. Non ha dubbi. «A noi va benissimo. Da quando abbiamo aperto registriamo un incremento dell'11% all'anno. La gente acquista. La nostra è una clientela fashionista, che ama il capo bello e di tendenza ma sa che non costa poco, per cui i saldi sono attesi e rendono». Però è una clientela internazionale. «Qui il passaggio è aperto a chiunque arrivi a Milano, ma posso assicurare che sono gli stessi milanesi a non tradirci. Noi siamo contenti».