Sono sempre di più i genovesi «pendolari» nella Vallescrivia

Cresce la voglia di fuga dalla città per andare ad abitare nell’immediato entroterra

Paolo Bertuccio

Genovesi in fuga dalla città. No, non c'entra niente la temperatura di questa calda estate: il fenomeno è ben più drastico di una gita fuori porta per mettere un po' i piedi a bagno. Qui si tratta di gente che si è accorta che la grande città è sempre meno vivibile. Il rumore, gli autobus affollati, le ore di coda in macchina per fare la spesa, ma anche il senso di insicurezza dovuto al dilagare della piccola delinquenza, hanno maturato in molti cittadini fantasie da Ragazzo della via Gluck. E come resistere, quando l'alternativa all'inferno urbano si trova a soli trenta minuti di treno? Il Basso Piemonte, in un certo senso, è l'antitesi di Genova: spazi verdi relativamente sconfinati e una tranquillità quasi noiosa. Senza contare il prezzo conveniente degli immobili, che da qualche anno stanno spuntando come funghi un po' su tutta l'area. Così parecchia gente ha fatto i conti e ha deciso di tagliare definitivamente con Genova, magari dopo avervi vissuto per decenni. Come? Prendendo casa ad Arquata Scrivia, Gavi, Stazzano, Serravalle o altri comuni del circondario, tutti coinvolti in questa singolare corsa al mattone, senza per questo smettere di lavorare nel capoluogo ligure.
In molti hanno iniziato una nuova vita all'insegna del pendolarismo, grazie alla presenza di una stazione ferroviaria ben collegata come quella di Arquata. «Sì, i treni ci sono - puntualizza G., che da qualche anno vive proprio ad Arquata ma continua a lavorare nella sede genovese di un'importante banca - e sarebbero anche nelle ore giuste, ma i ritardi e le soppressioni ormai non si contano più». Sì, ma a parte certi disguidi ferroviari, è contento della scelta che ha fatto? «Certamente. La ritengo una mossa azzeccata, e credo proprio di non essere l'unico: nella zona dove abito io siamo tutti "immigrati" genovesi. Sembra banale, ma è la verità: la città, alla lunga, stanca. Siamo venuti qui attratti dai buoni prezzi degli immobili e dall'alto livello di vivibilità di questi Comuni. I servizi sono più che adeguati, ci sono molti centri commerciali e supermercati nei dintorni. Certo, se qualcuno, magari un giovane, vuole andare al cinema o a teatro deve farsi qualche chilometro, ma per me che ho 56 anni e a teatro ci vado tre o quattro volte all'anno va benissimo così». E i suoi colleghi che vivono ancora a Genova cosa dicono? «Sono ancora stupiti dalla mia decisione. Ma poi faccio loro notare che spostarsi, per esempio, da Pegli in centro città con l'autobus porta via lo stesso tempo che impiego io per andare da Arquata a Genova col treno. E io sto seduto, loro non si sa. Allora mi danno ragione».
Che la vicinanza della stazione sia uno dei principali motivi di incoraggiamento di questo crescente fenomeno di micro-migrazione è evidente. Ma non è certo l'unico: appena fiutato l'affare, i costruttori edili della zona si sono subito adeguati e hanno compiuto uno sforzo per alzare sensibilmente lo standard qualitativo delle nuove abitazioni. «È così: qui non ha senso parlare di prezzi al metro quadro - è la spiegazione del signor Ponzano, titolare dell'impresa Arquata Costruzioni- se li si rapporta alla qualità dell'immobile. Stiamo costruendo nuove villette e palazzine, ma è necessario che queste siano di livello medio-alto, con tutto ciò che ne consegue: buone piastrelle, impianti ricchi di comfort, nessuna barriera architettonica per i disabili. E magari un bel giardino, anche piccolo, dove poter tenere il cane, cosa spesso impensabile a Genova. Non si guarda tanto al prezzo quanto al rapporto qualità-prezzo, che qui in molti casi è vantaggiosissimo». In poche parole, se la casa è brutta, non la compra nessuno anche se costa poco.
Le amministrazioni locali non possono che essere felici di questa immigrazione sui generis. Incoraggiano il fenomeno, non con particolari agevolazioni fiscali (le Ici dei Comuni della zona sono allineate con la media nazionale), ma con la creazione di servizi sempre nuovi, come gli asili nido, oppure incentivando l'insediamento di nuove e varie realtà commerciali, allo scopo di aumentare la vivibilità. Addirittura a Serravalle, nel giro di pochi anni, sulla strada per Novi Ligure sono sbucati l’Outlet, un nuovo centro commerciale di dimensioni considerevoli e, a corollario del tutto, un quartiere tirato su dal nulla, «Ca' del Sole». Un business destinato a durare, secondo l'opinione degli addetti ai lavori: finché ci saranno soldi da investire, il mattone sarà sempre la soluzione privilegiata.