"Sono il servitore di un Signore ribelle e avventuroso"

Per gentile concessione delle Edizioni della Sera pubblichiamo un brano dal romanzo Fiamma viva di H.G. Wells (pagg. 227, euro 14) che sarà da domani nelle librerie per la prima volta tradotto in italiano. Appartiene al genere del dialogue novel, un filone meno noto della produzione del grande autore inglese.

Mr Huss non parlò per alcuni istanti. Era così assorto nei suoi pensieri che sembrò non accorgersi che il dottore aveva terminato il suo discorso.

Poi si rese conto del silenzio e tornò alla realtà con un sussulto.

«Non siete lontani gli uni dagli altri più di quanto si possa pensare», affermò. «Dite alla fine tutti la stessa cosa, per quanto i vostri punti di vista iniziali siano distanti. Sostenete che gli uomini possono condurre delle vite frammentarie...», rifletté per un altro momento, «E vite sottomesse.»

«Non sottomesse», protestò il dottor Barrack come se volesse spiegare.

«Avete affermato, Sir Eliphaz, che questo universo è guidato da una Provvidenza amorevole e saggia. Che Dio guida questo mondo verso un destino che nessuno di noi riesce a comprendere; un destino desiderabile, se lo conoscessimo, ma incomprensibile; questa vita, questo Universo sono il punto di partenza di una serie di vite immortali. E da questo voi concludete che il ruolo di un essere umano che deve giocare nello schema divino è quello di un bambino speranzoso che non solo si deve limitare a molestare i poteri superiori, ma ha anche bisogno solo di compiere i suoi pochi semplici doveri congeniali, per essere protetto, ricompensato e promosso.»

«Per quanto possiate ridere, c'è nella semplice fede una grande virtù», osservò Sir Eliphaz.

«Ma il vostro punto di vista è più crudele, dottor Barrack. Voi dite che questo Progresso va oltre la nostra conoscenza e il nostro controllo. Non possiamo né trasformarlo né renderlo propizio. Esso fa di alcuni di noi vascelli di onore e di altri, vascelli di disonore. Ha disegnato la nostra razza sul fondo nero e vuoto dello spazio e può cancellarla di nuovo, se vuole. È questo il carattere del destino. Possiamo solo seguire le nostre luci e i nostri istinti... Alla fine, dal punto di vista pratico, il vostro insegnamento è vicino all'insegnamento di Sir Eliphaz. V'inchinate tutti e due davanti a questo: lui, contento e fiducioso - con una certa cortesia all'antica, voi, triste... - nello stile moderno.»

Per alcuni istanti Mr Huss restò seduto, le labbra serrate mentre ascoltava il dolore dentro di lui. Poi disse:

«No. Non m'inchino. Mi ribello, non alla mia forza, né al mio impulso. Mi ribello all'impulso dello spirito di Dio che è in me. Mi ribello non per maledire con deboli gesti di sfida contro il nero disordine e le crudeltà dello spazio e del tempo, ma per riportare la vittoria. Sono pieno dell'orgoglio di Dio nel mio cuore. Sono il servitore di un Dio ribelle e avventuroso che può ancora far regnare l'ordine in questo caos crudele e terribile nel quale sembriamo essere cacciati da un posto all'altro come foglie trasportate dal vento, di un Dio che, a dispetto delle apparenze, può governarlo finalmente e modellarlo secondo la sua volontà».

«Che mondo bello sarà!», sussurrò Mr Farr, incapace di controllarsi e, quasi imbarazzato per il suo sarcasmo.

«Che mondo bello è, Farr! Che mondo astuto e furbo e sempre in agguato! Serve anche a voi? È diventato così insicuro che l'occasione può girare verso di voi un viso irritato, nello stesso momento in cui stendete la mano per afferrarla dai capelli...

«Ma vedete che non sono d'accordo con nessuno di voi. Vedete che lo spirito che anima la mia vita e il mio insegnamento, - sì, il mio insegnamento, malgrado tutte queste debolezze ed errori e fallimenti - è una lotta contro quell'essere misterioso che è nell'universo e che cerca di schiacciarci tutti. Che plana su di me adesso, anche in questo momento, mentre parlo con voi... È una lotta contro il disordine, un rifiuto a sottomettersi come avete fatto voi, un ripudio di quella stessa morte volontaria in piena vita...»