«Sono soddisfatto a metà»

da Roma

Soddisfatto a metà. E anche vagamente preoccupato per il rischio di «trappoloni» in Senato. Franco Grillini, padre dei Pacs, deputato dei Ds, e leader storico di Arcigay, spiega perché sul Dico potrebbe «morire in culla il partito democratico».
Che voto dà al Dico?
«Sei meno».
C’è chi dice che in realtà siate soddisfatti.
«Affatto. I problemi non sono se la dichiarazione sia “contestuale” o “congiunta”, francamente la differenza è poca...».
Quali allora?
«Il primo è quello anagrafico. Il Dico funziona solo in caso di residenza sotto lo stesso tetto. Ma se uno sta a Roma, e trova un lavoro a Torino che fa? Rinuncia al suo partner o all’impiego?».
È fatto per evitare espedienti
«Nella mia proposta prevedevo minori diritti per chi non risiedeva sotto lo stesso tetto. Ma non permettevo la cancellazione».
Facciamo un altro esempio.
«La successione: vengono introdotto i parenti di secondo grado. Quindi, solo per il Dico, entrano in campo fratelli, zie, cugini. Spesso, nel caso di coppie omosessuali, sono parenti ostili. Perché?».
Me lo dica lei.
«Perché l’ossessione di chi ha scritto il testo è stata quella di differenziare in ogni articolo le prerogative di Dico e matrimonio».
Lei è insoddisfatto anche per le gestioni dei patrimoni.
«Sì, restano fuori. La mia legge lo prevedeva».
C’è qualcosa che le va bene?
«Oh sì, molto. È un bene che la dichiarazione si faccia in un ufficio anagrafico e non in Tribunale. Che ci siano il diritto di successione, reversibilità previdenziale, e permesso di soggiorno per il partner».
Una legge quasi bolscevica?
«Veramente in Francia dove non ci sono, è nel programma elettorale di Sarkozy!».
Lei ieri chiedeva perché si partisse dal Senato, dove sono forti i teocon della Margherita.
«Lo chiedevo al ministro Chiti. È una scelta che non si capisce».
Che sia per affondare la legge, dopo aver dato un contentino simbolico all’ala radicale?
«Non terrebbe. Perché se c’è un patto politico che non viene mantenuto, per la maggioranza sarebbe grave».
Tante leggi vanno a monte...
«Non credo che sarebbe indolore per Prodi, Rutelli e Fassino che ci hanno messo la faccia. Magari si parte dal Senato perché vogliono togliersi il dente subito».
E se non fosse così?
«Sarebbe un guaio per il partito democratico stesso. Rutelli mette veti sulla legge 40, il divorzio breve, sull’eutanasia... Se nemmeno il Dico passasse, per i Ds vorrebbe dire che il Pd diventa solo un legame subalterno. E questo vorrebbe dire uccidere il partito in culla».