«Sono solo dei pariolini vestiti da rivoluzionari»

«C’è una crisi di leadership nel movimento universitario. Quando ieri ho proposto loro di fare intervenire uno che li rappresentasse, non sono stati in grado di darmi un nome». Luigi Frati, rettore della Sapienza, dopo il caos seguito all’irruzione degli studenti dell’«onda» in aula magna non fa niente per nascondere la sua irritazione. Li ha chiamati fascisti, e ora difende la scelta del termine, e spiega: «Fascisti sono quelli che non fanno parlare la gente, io lo so bene perché sono figlio di un partigiano». E ancora, «io sono quello di sinistra, non il pariolino che si veste da rivoluzionario», sibila Frati. Dietro al blitz che ha costretto a sospendere le celebrazioni, il rettore vede una mossa politica. «L’unica cosa che la sinistra può fare per farsi notare ora che non è più in Parlamento è scendere in piazza e fare casino», dice ai giornalisti. E se parte della protesta è stata genuina, non è così per tutti quelli che manifestano, spiega ancora. «Su cento ragazzi che scendono in piazza a contestare - dice Frati - venti fanno solo folklore, mentre gli altri sono realmente preoccupati per il loro futuro». E poi quella frase intinta nel sarcasmo per chiarire a quale delle due percentuali appartenessero coloro che lo avevano interrotto poco prima. «Sono bravi ragazzi, hanno deciso di fare un po’ di folklore, non so se siano maggioranza o minoranza. Avevo detto loro sia ieri che oggi di far venire un loro rappresentante a parlare, e in due giorni non mi hanno saputo indicare un nominativo...». Eppure, la relazione del rettore non era stata tenera col governo, e nemmeno elegante: «Tremonti taglia perché l’Europa glielo chiede - aveva detto Frati - il mio compito è quello di meritare che tagli da un’altra parte e non rompa le palle a me».