Sono tutte pazze per il trikini (ma sta bene solo a Naomi)

Otto donne su dieci si presenterebbero all'appuntamento con il mare in due pezzi. Ma le donne più glamour si sarebbero lasciate conquistare dal cosiddetto "trikini",, modello ottenuto sforbiciando ad arte un costume intero per lasciare scoperte parti del corpo

Se diamo retta alle statistiche, otto donne su dieci si presenterebbero all'appuntamento con il mare in due pezzi. Se diamo retta alla moda, le donne più glamour si sarebbero lasciate conquistare dal cosiddetto «trikini», un due pezzi preferibilmente monocolore tenuto insieme da lembi di tessuto che creano oblò e strane geometrie o anche dal «quadranga», modello ottenuto sforbiciando ad arte un costume intero per lasciare scoperte parti del corpo solitamente e spesso opportunamente velate. Nulla di nuovo sotto il sole, ogni versione è stata già vista e collaudata ma il dilemma sulla scelta dell'una o dell'altra attanaglia tutte le donne a eccezion fatta delle bellezze statuarie che si possono permettere qualsiasi cosa. Vedere o non far vedere non è un problema di Naomi Campbell che può tranquillamente indossare sul suo corpo da gazzella il trikini così come non lo è di Michelle Hunziker o di Elisabetta Gregoraci avvistate e paparazzate con il più sexy dei costumi da bagno fatto a pezzi e poco adatto per prendere il sole. Ma tant'è: il glamour impone fisico tonico e un'autentica ossessione per la tintarella che dev'essere biscottata e mai cafonamente tostata. Si comincia con un lavoro scientifico di esposizione progressiva sia in bikini sia in tankini - canotta che si sfila facilmente e si coordina con il sotto del bikini - per raggiungere la condizione ottimale all'esibizione del sensualissimo trikini. Un pezzo esibito sulla spiaggia o in piscina, anche con un pareo, un gonnelline o un calzoncino. Dobbiamo dire tuttavia che il trikini non è cosa per tutte nonostante l'apparenza di un costume che all'intero ruba l'eleganza. La cosiddetta terza via non consente di nascondere, infatti, qualche imbarazzante rotondità. Più semplice e fuori discussione è l'intero - Belen ne glorifica uno nella campagna pubblicitaria di Tim - ma certo non è il massimo per chi desidera sentirsi il sole addosso. Per questo piacciono sempre i micro bikini brasiliani, perfetti per bagni di sole perché distanti dagli imbarazzanti tanga che espongono a figuracce indicibili al primo movimento. «Quindici anni fa ho inventato il pubikini, una micro mutandina che copre l'indispensabile e consente un'abbronzatura quasi integrale», dice la bravissima Cristina Ferrari, designer del marchio Fisico, uno dei più affermati in fatto di abbigliamento da mare, spiegando di aver dotato questo modello di una seconda mutandina a vita bassa, quindi più coprente, da utilizzare quando ci si muove sull'asciugamano o ci si alza. Questa sarà più che mai l'estate del trikini o del quadranga, monopolio di donne dotate di curve strepitose che si ammazzano di logoranti esercizi in palestra per non dover coprire il loro patrimonio di sensualità. A tutte quelle che sono costrette a ripiegare su castigatissimi interi annunciamo invece una lieta novella: l'arrivo nel 2011 del costume in 3D prodotto dalla Agogoa di Bologna. Si avvale di un sistema di stampa tridimensionale che promette a tutte un corpo a prova di scultura.