«Sono ultrà, vogliono diritti diversi per i due sessi»

Ejaz Ahmad: «Impongono una fede senza mediazione. Per non perdere il controllo delle moschee dicono no alla licenza per gli imam»

«L’Ucoii? Non rappresenta certo i musulmani d’Italia. Il problema è che il vostro Paese non ha ancora capito come si risolve il problema degli integralisti». Ejaz Ahmad, giornalista e mediatore culturale di origine pakistana, è membro della Consulta islamica creata dal Viminale. Il presidente dell’Unione delle comunità islamiche Nour Dachan lo ha visto all’opera più di una volta e non ha dubbi sulle sue intenzioni.
L’Ucoii afferma di rispettare la Costituzione italiana. Verità o bluff?
«Durante le riunioni della Consulta ho assistito a diversi episodi emblematici. Il più clamoroso riguarda la parità dei diritti tra uomo e donna. Un giorno Dachan si è presentato con due foglietti, uno azzurro e uno rosa. Sul primo aveva indicato i diritti degli uomini, sul secondo quello delle donne, che ovviamente erano diversi. Gli altri membri della Consulta sono insorti».
C’è chi sospetta l’Ucoii di antisionismo, se non di antisemitismo...
«Di certo hanno rifiutato di firmare la Carta dei Valori perché implicava l’accettazione di tutti i trattati internazionali firmati dall’Italia e dunque anche quelli con Israele. Questo la dice lunga...»
C’è chi dice: creiamo un unico percorso di formazione degli imam. Giusto o sbagliato?
«Giusto, ma anche su questo punto l’Ucoii dice no; perché se così fosse perderebbe il controllo sulle moschee. Oggi 130 centri di preghiera gravitano nella sua orbita. Eppure questa è la strada giusta per favorire l’Islam moderato».
Perché?
«I Paesi musulmani sanno che non si può lasciare libertà ai fondamentalisti e dunque impongono norme molto severe nella gestione degli imam, ma lo Stato italiano non ha ancora capito la natura della questione».
Esistono dunque due Islam?
«L’Ucoii vuole imporre l’Islam in Italia senza mediazione, dunque importando modelli culturali e consuetudini dei Paesi d’origine. Mentre io come altri chiediamo un Islam italiano ovvero una religione che si adatta alla società e ai costumi italiani».