«Sono umiliato ma non piegato»

«Dopo dieci anni di battaglie, dopo aver subito una persecuzione giudiziaria senza eguali, di fronte al plotone d’esecuzione che ieri ha concluso l’opera, con tanto di colpo di grazia alla nuca, Cesare Previti esce di scena. Sconfitto nella forma ma non piegato, umiliato da una giustizia esclusivamente politica ma mai ferito nel mio orgoglio, trattato come un criminale ma sereno perché mandano consapevolmente in carcere un innocente. Ho già scritto la mia lettera di dimissioni da parlamentare, perché non permetterò a lor signori di infliggermi anche l’ultima umiliazione, quella di cacciarmi. Alla maggioranza del Parlamento, al cui interno si annidano coloro che hanno avuto parte importante nell’esito dei miei processi, che hanno eterodiretto e spronato alcuni dei magistrati che mi hanno perseguitato, il compito di mettere la firma sotto l’ultimo atto di questo loro canovaccio. Ma sappiano tutti, e lo ripeto, che va in carcere un innocente. Un uomo che ha lottato strenuamente per la sua conclamata estraneità non solo ai reati ma al semplice fatto oggetto del processo. Un uomo che per condannarlo hanno dovuto costruire a tavolino un falso testimone, inventare prove a carico, nascondere prove a discarico, calpestare a più riprese la Costituzione e i codici, sbeffeggiare per ben due volte la Corte Costituzionale. Quindi ieri sera non ha perso Cesare Previti, è stata sconfitta la giustizia. Una giustizia che, ne sono certo, alla lunga avrà la sua vendetta e si ritorcerà contro i carnefici che ne hanno fatto strame solo per distruggere un uomo, un padre di famiglia, un professionista, che ha avuto l’unico torto di essere della parte avversa alla sinistra e di combatterla a viso aperto, non nascondendosi dietro il paravento di toghe compiacenti».