Sono utili quanto i McDonald's

I moralisti della gastronomia sono un po’ noiosi. Mangiano solo il cibo della mamma. Non si fidano. Non azzardano, sempre lì a rimpiangere le fettuccine fatte in casa, comeunasorta di paradiso perduto. Parlano di cultura del cibo, ma poi sono raggomitolati nelle quattro mura del loro (finto) medioevo. Lucca la guelfa chiude il centro storico a tutto ciò che odora di straniero, come nel 1310, quando guerreggiava con i ghibellini pisani, globalizzati e imperiali.

I moralisti passano la vita a vietare. Dicono che così si difende l’identità. Non è vero. Il castagnaccio, il lardo di colonnata o le trofie al pesto non hannobisogno di frontiere chiuse. Ma di altro. È il finto pesto che fa male, la cattiva moneta che caccia la buona, quelli che imbrogliano e ti vendono per italianità bufale e schifezze varie. Quest irovinano l’identità. Non il couscous o l’insalata di papaia. Qui non c’è mistificazione. Sono quello che sono. Lo sai. Se ti piace, mangi. Altrimenti, desisti. Èquesta la forza di McDonald’s. È lì, una grande M che brilla in ogni angolo della terra e più o meno è sempre lo stesso hamburger, conle stesse patatine fritte, ketchup, kerry o majonese. Niente di eccezionale, ma sai che non ci sono sorprese. È un porto rassicurante. Se vai su marte e non ti piace il cibo marziano sai che con un BigMac te la cavi. McDonald’s, in fondo, è un simbolo di libertà. Quando arriva manda in crisi i regimi e rovina la digestione di certi talebani, che non vanno al di là dell’oshi joor-rawtee, una zuppa di riso con i fagioli verdi e semi di cumino molto, tanto, afghana. Colpa dell’impero americano, dicono. O, più probabile, della cattiva digestione.

I moralisti stanno lì a vomitare davanti al cilindro «turco» di manzo e montone. E dicono, scandalizzati: ma come si fa a mangiare una cosa delgenere? Ma sono gli stessi che trovano erotico il gusto della trippa, succhiano interiora, si spolpano fegati, lingue, cuori, lombrichi e lumache senza battere ciglio. Tutto in nome della tradizione. Sono buoni? Certo, ma bisogna avere un po’ di coraggio. Sono buoni come il bollito di Carrù, sette tagli di bue grasso con aggiunta di lingua, testina, coda, zampino, cotechino e gallina, accompagnati da sette salse. La verità? Ci mangiamo tutto, basta che sia buono. State tranquilli, cari talebani del cibo made in Italy. Kebab, sushi e roba varia non mettono in crisi la nostra cultura. E se lofanno, visto che abbiamo esportato pizza e pasta in tutto il mondo, la colpa è nostra. È debolezza. È il segno di una civiltà che ha messo all’angolo, e spremuto, l’artigiano e il commerciante. Quando la sera, tardi, esci da qui l’unica luce che ti appare è proprio il kebab. Osterie, taverne e trattorie tutte a nanna, decimate dall’ottusità dei burocrati e di chi pensa di imbrigliare ilmercatoconle carte bollate. Il guaio dei moralisti è che passano la vita a difendersi. Fanno come if rancesi, che chiamano ordinateur il computer e passa la paura.

Rilassatevi. E raccontate a quelli di Lucca una storia che arriva da Altamura, roccaforte della Murgiapugliese. L’odore di quelpane, appena sfornato, si avvicina alla grazia di Dio. Orazio lo definì nel 37 avanti Cristo «di gran lunga il miglior pane che si possa trovare, così buono che il viaggiatore saggio se ne porta una scorta ovunque vada». McDonald’ssipresentò proprio ad Altamura con i suoi soliti panini. Era il 2001. Scelse il posto sbagliato. I forni non si preoccuparono più di tanto e continuarono a fare il loro lavoro. La gente andava lì e si comprava unafocacciaconle salsicce. Il prezzo era lo stesso de lMac. McDonald’s cominciò a tenere il televisore acceso per le partite di calcio. Mai clienti guardavano e poi se ne andavano a prendere la focaccia, nel forno di fronte. Finì così: McDonald’s disse addio ad Altamura. Senza uno straccio di ordinanza.