«Sono vecchio, chissà se tornerò»

Più ecumenismo, chiede il presidente Köhler. Risposta: «Non si cancella la storia ma si può andare avanti»

nostro inviato a Monaco
«Sono un uomo vecchio e non so quanto tempo mi darà ancora il Signore». Risponde così Papa Ratzinger, sull’aereo che lo ha porta nella sua Baviera, al giornalista che gli chiede se in futuro intende far ritorno nel suo Paese per visitare anche la capitale Berlino. «Sono molto contento di tornare a casa, è bello poter rivedere almeno una volta la mia patria», afferma, tradendo un pizzico di nostalgia. Ma Benedetto XVI che ha compiuto 79 anni, sa di essere anziano, dice di non sapere quanto durerà il suo pontificato ma soprattutto tiene a precisare di essere «Papa della Chiesa universale» e di pensare «ai prossimi viaggi a Costantinopoli», in Turchia, tra due mesi, e «in Brasile», nel 2007. Dunque non sa se potrà «ritornare in Germania» ma se ciò avvenisse «ne sarei felice o lo vedrei come un regalo di Dio». Comunque assicura: «Il mio cuore batte bavarese».
È un viaggio nella memoria quello che Papa Ratzinger ha iniziato ieri a Monaco, la città di cui è stato arcivescovo dal 1977 al 1981, prima di essere chiamato a Roma da Giovanni Paolo II come Prefetto dell’ex Sant’Uffizio. L’accoglienza è calorosa ma composta e all’aeroporto, dov’è stato ricevuto dal presidente Horst Köhler e dal cancelliere Angela Merkel, assiste a una lunga parata militare con l’esecuzione di tre inni (quello vaticano, quello tedesco, quello bavarese) e alla sfilata degli schützen nei loro tipici costumi.
Nel suo saluto, il presidente Köhler si è augurato che la visita faccia fare un passo avanti all’ecumenismo: «So che non si può mettere fine con un tratto di penna a quasi 500 anni di sviluppi teologici e di pratiche religiosi differenti, ma come cristiano protestante esprimo tuttavia la speranza che questa evoluzione continui». Benedetto XVI risponde lasciando da parte il testo scritto: «Io so che non si possono cancellare 500 anni, ma si può andare avanti…». E l’augurio che fin dal primo momento rivolge ai connazionali è che si facciano «parte attiva nella trasmissione dei valori fondamentali della fede cristiana ai cittadini di domani». Ratzinger evita toni pessimistici sulla cristianizzazione, come già aveva fatto sull’aereo, dicendo di non credere che quello tedesco «sia un cattolicesimo stanco».
Lungo l’autostrada che porta in città in mezzo a imponenti misure di sicurezza, qualche centinaio di persone attende il Papa sui viadotti, mentre cinquantamila fedeli si sono concentrati nella centrale Marienplaz - dove sorge la Mariensäule, la colonna della Madonna - e nelle vie limitrofe. Qui, ai piedi di questa statua, Ratzinger venne accolto 29 anni fa come vescovo; qui quattro anni dopo, salutò la diocesi partendo per Roma. Ora ritorna da Papa, e alla folla che lo accoglie sventolando bandierine con i colori vaticani e bavaresi, presenta se stesso come «una bestia da soma» docile col suo padrone. Cita prima Sant’Agostino, che «aveva scelto la vita dell’uomo di studio e Dio lo aveva chiamato a fare l’animale da tiro, la bestia da soma» come vescovo. Un segno di predilezione perché la «bestia da soma» sta sempre vicina al suo padrone. Al professor Ratzinger è capitato lo stesso e così ieri, commosso di fronte all’affetto dei bavaresi, ricorda la storia di San Corbiniano, che secondo la leggenda costrinse un orso a portare il suo bagaglio mentre si recava a Roma, dopo che l’animale gli aveva ucciso il cavallo. «L’orso di San Corbiniano – ha continuato il Pontefice – a Roma fu lasciato libero. Nel mio caso il padrone ha deciso diversamente». La cerimonia si è conclusa con una preghiera a Maria, alla quale Ratzinger ha chiesto «la forza per la riconciliazione e per il perdono». A conclusione della giornata, i colloqui privati con il presidente federale, la cancelliera e il presidente della Baviera Edmund Stoiber.