"Sono vecchio e gli altri più veloci ma l’amore dei fan mi ringiovanisce"

Valentino Rossi si confessa: "Anche se non vinco, nei circuiti vedo tantissime bandiere per me. Sanno
che lotto sempre. Ritirarmi e godermi la vita? Smetterò quando facendo
le valigie per un gp dirò: che palle!" La nuova Ducati? "La sento mia, l'altra non mi apparteneva"

nostro inviato ad Assen

Valentino, dopo fratture, operazioni, delusioni e cadute sembra… più giovane.
Ride. «Soffrire ringiovanisce, ma la battaglia con l’anagrafe è persa in partenza. Tutto è più difficile, bisogna impegnarsi di più, però… però è vero: non mi sento invecchiato per niente… Ma i 32 anni restano».

A lei mancano le vittorie, a noi mancano i Gp con un po’ di show, sorpassi e altro. Ora lo spettacolo è in F1, mica qui.
«È vero. Ed è grave: lo show era la forza delle moto, ora invece le gare fanno pena. Eppure lo andavo dicendo da anni: l’elettronica ci rovinerà. E gli altri a ribattere: lo dici per non prendere paga, perché tu con l’elettronica non sai mica guidare... E adesso si vedono i risultati».

Di fatto perché si sorpassa poco?
«Con queste moto e queste gomme si tiene il passo dei primi giri per tutto il Gp. E allora se prendi un secondo al via, non lo recuperi più. Così si congelano le posizioni e diventa tutto noioso. Però sono sicuro che prima o poi la MotoGp lo capirà».

Dopo l’incidente del Mugello non l’ha sfiorata l’idea di ritirarsi. Era il campione del mondo in carica, poteva godersi la vita?
«No. Purtroppo, per noi piloti godersi la vita è correre. Uno deve smettere solo quando non ne può più; se lo fa in anticipo, poi va a finire che soffre. Faccia caso: Jordan si è ritirato presto ed è tornato, Schumi idem e ora è lì che corre anche se non è più veloce come un tempo».

E allora quando capirà che non ne può più?
«Quando facendo le valigie per andare a un Gp penserò… che palle!».

Elettronica a parte, molti ritengono che lo show sia calato perché non c’è più lei a lottare davanti.
«Una cosa è vera: sono l’unico che corre in un certo modo; gli altri non hanno ancora dimostrato di saperlo fare».

Cosa pensa quando vede nella gente dell’ambiente, nei tifosi, quel dubbio negli occhi: Valentino è vecchio, Valentino non è più un vincente?
«Penso che certamente, adesso, è tutto più difficile, questo sì: perché sono un “modello” prodotto nel 1979 e mi devo confrontare con “modelli” molto più recenti, che fanno tesoro degli aggiornamenti successivi. Io stesso, fossi nato nel 1986, oggi sarei migliore…. Sarei più forte, più veloce, più coraggioso, più bravo. Nel senso che comunque è vero: con l’età è normale mettere giudizio, cosa positiva nella vita ma non nelle corse. Per esempio l’incidente: è stato brutto ma è soprattutto la spalla ad avermi fatto perdere un anno e così, nel 2010, in condizioni precarie, sono rimasto un po’ indietro rispetto ai piloti più forti che ora sono più veloci di me. Ma non è detto che non riesca a recuperare, a migliorare. Sto facendo l’upgrading: in carriera ho imparato a guidare tante moto diverse e ora devo imparare di nuovo. A 32 anni è più difficile che a 24, ma non impossibile».

Sì, ma la luce del dubbio nello sguardo degli altri?
«Quello che sognavo da bambino l’ho realizzato. Anzi, sono andato ben oltre. Non è che sono qui disperato. Di periodi così ne ho superati tanti».

Un giornale marchigiano ha indetto una campagna: “Ora non lasciamolo solo e diamogli tutto il nostro affetto”.
«Ma sì, è anche bello che facciano così».

La moto nuova? La Gp11.1 che poi è quella del 2012 con motore 800 e cambio veloce tipo Honda. L’obiettivo è allenarsi qui per fare benissimo al Mugello domenica fra una settimana?
«No. Abbiamo anticipato perché l’altra aveva problemi irrisolvibili, era a fine progetto e non era stata sviluppata bene (stoccata a Stoner, ndr). Se poi questo ci permetterà di fare anche esperienza in vista del Mugello meglio ancora: per me è la gara più importante dell’anno e sento questa nuova Ducati la mia Ducati».

Già, prima volta al Gp d’Italia con la Rossa; e poi un anno dopo l’incidente.
«Ai tifosi prometto che darò il doppio del 100% che già metto sempre. Quanto all’infortunio, no, non è che mi è rimasto qualcosa nell’animo, che ci penso, che ho paura o altro».

Ha negli occhi la stessa luce di Le Mans 2008: arrivava da due brutti anni e poi…
«E poi speriamo di ripetere quei risultati. Cambiammo marcia e andammo a vincere il titolo. Ma ora sarà diverso: la nuova moto non basterà per battere subito la coppia Stoner-Honda che oggi è più forte della coppia Rossi-Ducati. La Honda va, ma Casey è davvero molto in forma. Per cui, prima di sconfiggere lui, pensiamo ad arrivare davanti agli altri. Perché siamo dietro a parecchi».

Non è la prima volta che lei è in crisi. Anche nel 2007...
«È diverso. All’epoca persi due mondiali, ci fu il problema delle tasse, cose molto brutte, difficili. Però se ti fai male in un incidente è tutto diverso perché quando sei in crisi ma riesci comunque ad andare a letto con le tue gambe è una cosa; quando invece ti devono portare a braccia gli amici cambia molto. Però ora mi sento molto bene, sono tranquillo, rilassato, perché mi accorgo che i veri tifosi - non i paraculi che fanno finta ma godono appena ho un problema - mi vogliono bene. Sono più sereno rispetto ai momenti bui del passato grazie all’amore dei fan. Lo vedo e lo sento in ogni circuito; arrivo e mi basta guardare attorno: ovunque vedo bandiere, anche se non sto vincendo. Sento che capiscono le mie difficoltà, sento che mi comprendono, che sanno che ci proverò fino alla fine, che non mi arrenderò, che alla fine riuscirò a far andare bene questa moto».

E la sua Inter riuscirà a trovare un allenatore?
«Ecco, sono piuttosto preoccupato, perché non so bene quale futuro ci attenda. Diciamo che resto fiducioso: anche perché non mi piaceva tanto Leonardo. Umanamente nulla da dire, però alla fine resta un rossonero. Spero che Moratti prenda un italiano da una piccola squadra proprio come fece il Milan con Allegri».