«Sono venuto al Milan grazie a Leonardo Non lo vedo all’Inter»

MilanelloI souk di Doha sono già alle spalle. Thiago Silva, O Monstro per i tifosi brasiliani, ha una voglia matta di rituffarsi nel campionato, dopo la parentesi con la sua nazionale battuta dall’Argentina in Qatar. Il Milan capolista ha assoluto bisogno di lui per difendere il primato. Lo dicono i numeri: quando la coppia centrale difensiva è composta dallo stopper carioca e da Nesta, i rossoneri non perdono (quasi) mai. Dall'agosto 2009 a oggi solo due sconfitte, contro Inter e Manchester United lo scorso anno. Ecco perché Allegri tocca costantemente ferro.
Thiago, come sta la caviglia?
«Mi ha dato ancora un po' di fastidio, specialmente quando ho provato a scattare».
Eppure Menezes l’ha tenuta in campo tutta la partita. E sì che di difensori bravi il Brasile è pieno…
«La critica ha sempre considerato il Brasile una nazionale che non sa difendere. Ma negli ultimi 5-6 anni ha dovuto ricredersi. Ora la nostra retroguardia è davvero fortissima, una delle migliori al mondo».
Facciamo un po' di nomi: Lucio, Juan e David Luiz.
«Lucio è il tipico difensore gaucho, del sud del Brasile. Forte fisicamente, un vero duro. Juan è un centrale di gran classe. Ricorda un po' Maldini, non sbaglia mai un intervento. E giocare al suo fianco ti trasmette tranquillità. David Luiz è giovane e versatile. Può stare in mezzo, ma si adatta bene anche da terzino».
Si dice che lei lo abbia già segnalato a Braida…
«Certo. In coppia con David Luiz sto già giocando spesso con la Seleçao e l'intesa sta migliorando di partita in partita. Lui è il futuro della nazionale e forse anche del Milan».
Può esserlo anche Paulo Henrique, detto Ganso?
«Ne ho già parlato ad Ariedo. Non c'è un giocatore al mondo con le sue caratteristiche e la sua qualità. Per come tratta la palla e fa giocare la squadra è paragonabile a Zidane».
Costa già molto infatti…
«Tutti i bravi giocatori costano. E io mica posso suggerire a Braida calciatori mediocri (ride, ndr)»
Una volta era Leonardo a sondare il mercato brasiliano per il Milan. Ora invece potrebbe trovarselo sulla panchina dell'Inter, da avversario…
«Fossi in lui non ci andrei mai. Leo ha fatto la storia del Milan. Ma è una sua scelta, a me non darebbe fastidio. Pensare però che fu merito suo il mio passaggio in rossonero...»
Riavvolgiamo il nastro: autunno 2008, sembrava vicinissimo all'Inter…
«I nerazzurri si erano mossi prima di tutti. E io aspettavo di definire con loro il mio arrivo in Italia. Ma per 20 giorni non si fecero sentire. Leonardo mi telefonò, mi convinse e alla fine firmai per il Milan».
Non aveva un po' di paura a lasciare il Brasile dopo le prime sfortunate esperienze in Europa con Porto e Dinamo Mosca?
«Ammetto di sì. Quando arrivai in Europa, a 19 anni, mi ammalai di tubercolosi. I dottori mi volevano operare. Avrei rischiato di perdere un polmone e di dire addio al calcio. Poi per fortuna guarii e tornai a Rio. Stavolta però è andata diversamente: a Milano mi sono trovato subito a meraviglia. E anche la mia famiglia è felice qui»
Però c'è chi vuole portarla a Madrid a suon di milioni…
«Quando mia moglie Isabele legge sui giornali dell'interesse del Real, mi dice chiaro e tondo: “Io voglio stare qui”. Pure mio figlio Isago (due anni, ndr) sta benissimo in Italia: sa già la formazione del Milan a memoria».
Insomma, i tifosi rossoneri possono stare tranquilli?
«Io ho un modello che si chiama Paolo Maldini. Un campione fuori e dentro dal campo, che mi ha aiutato moltissimo (insieme a Nesta) quando sono arrivato in rossonero».
Quindi?
«Voglio restare al Milan fino a 40 anni come ha fatto Paolo».
E magari cominciare a vincere da subito, vero?
«Quest'anno abbiamo le qualità per farlo. Non abbiamo iniziato benissimo, ma pian piano abbiamo acquistato fiducia in noi stessi. Il campionato rimane l'obiettivo più difficile, perché le squadre italiane sono molto brave a chiudersi. Mentre in Champions tutti giocano più aperti e per noi è più facile».
Intanto ha cominciato conquistando il suo primo derby milanese…
«Uno dei momenti più belli da quando sono al Milan. Ero sicuro di vincere anche dopo l'espulsione di Abate. Certo, abbiamo sofferto un po', ma l'Inter non è più quella dell'anno scorso e non ha avuto nessuna chiara occasione da rete».
Merito anche del centrocampo muscolare scelto da Allegri?
«Con tre mediani difensivi, lasciamo meno spazi. Ci si aiuta di più. Prendete Flamini: lavora tantissimo per la squadra, così i compagni soffrono meno. Ma il bello è che abbiamo anche tantissime opzioni di qualità».
In meno di un mese ha affrontato Cristiano Ronaldo, Eto'o e Messi. Chi è il più forte dei tre?
«Difficile da dire. Sono tutti campioni eccezionali. Ma la volete sapere una cosa? Io non temo nessuno, nemmeno loro tre».