Il sopralluogo del comitato «Amici del Giornale» in corso Sardegna

(...) i negozianti si fanno la stessa domanda: ma che fine hanno fatto i soldi che sono stati raccolti con le iniziative a favore degli alluvionati, con i conti di solidarietà aperti apposta per dare una mano alle vittime del nubifragio? Dove sono i finiti i soldi dei concerti con tanto di big, delle serate di beneficenza? «Noi non abbiamo visto nemmeno un euro». Elsa, William, Monica, Demetrio. Se mettessero insieme le cifre dei danni che hanno avuto le loro attività, verrebbe un numero da capogiro.Il lavoro di una vita che ti viene portato via sotto il naso in un minuto. Come Demetrio che ha un’officina, la Greco e Greco, dove da anni si era fatto un magazzino con tutti i pezzi di ricambio più rari e introvabili. Una piccola fortuna.
«Non mi è rimasto più niente. Ho già fatto la richiesta alla Camera di Commercio per avere un risarcimento danni. Abbiamo calcolato che sono 155mila euro». Lungo le pareti del magazzino ci sono ancora i segni dell’onda di fango. Insieme alla moglie hanno fatto l’impossibile per ricominciare, si sono rimboccati le maniche e hanno riaperto. Come tutti gli altri nelle loro condizioni, chi ha potuto quantomeno. «So già che non rivedrò nemmeno la metà di quei soldi». A dire la verità, lui è uno di quei pochi, pochissimi fortunati che qualcosa delle tante, innumerevoli raccolte ha visto. Spiccioli, a confronto della perdita. Epperò, è il gesto che conta. «Il gesto di dare qualcosa a tutti». Andrea Cambiaso e Pierluigi Vinai fanno parte del comitato «Amici del Giornale Alluvione 4/11» che sta raccogliendo i soldi per gli alluvionati. Ieri mattina erano insieme ai commercianti di corso Sardegna per rendersi conto di persona dell’entità dei danni subiti e capire quanti non abbiano visto nemmeno un centesimo di risarcimento. Come la signora Elsa della boutique «À la page», battagliera e pasionaria. «Ho fatto la lap dance con un palo del semaforo per salvarmi», cerca di sdrammatizzare, ricordando quei momenti terribili. «Ma noi non ci arrendiamo».
«Interventi camerali sono legati a tempi più lunghi, così come quelli di Regione e Comune - spiega il vicepresidente della Fondazione Carige, Pierluigi Vinai -. L’azione della fondazione invece è più rapida. Per scelta, abbiamo destinato le raccolte alle famiglie e non ai negozianti che devono essere sostenuti dalla Camera di Commercio. Abbiamo già erogato dei buoni acquisto nella piccola e grande distribuzione, da mille a 7mila euro validi per un anno». Insieme a Cambiaso, ideatore della raccolta fondi degli «Amici del Giornale» stanno studiando come impegnare quei 24mila euro e più che sono arrivati sul conto. Pensando proprio a chi non ha ricevuto ancora nulla. E anche se non son cifre a sei zeri, è il gesto che conta, dice Cambiaso, «dare qualcosa a tutti». Questa è la solidarietà.