Il soprano Schmidt dal teatro lirico al palco dei jazz club

Dopo avere eseguito le romanze di Puccini, la cantante tedesca si cimenta con Kern

Franco Fayenz

Il soprano Karin Schmidt ritorna in concerto a Milano tre anni dopo la sua esibizione agli Arcimboldi. Questa volta la cantante bavarese vuole sperimentare il clima del jazz club, dato che la musica americana fa parte dei suoi numerosi programmi concertistici.
Sarà dunque il Blue Note ad ospitarla, per un solo set, domenica 22 alle ore 21. Con Karin Schmidt collaborano Rossano Sportiello che è il suo pianista abituale, Roberto Piccolo contrabbasso e Massimo Caracca batteria.
Il concerto è particolarmente importante perché segna l’inizio di un rinnovato interesse del Blue Note per gli «incroci musicali» sempre più frequenti nelle tendenze globali del nostro tempo. Niente di meglio, dunque, che cominciare con una voce bellissima che proviene dalla lirica e che farà ascoltare, nella sala di via Borsieri, composizioni di George Gershwin e di Jerome Kern, lasciando ai tre comprimari l’improvvisazione e l’interplay.
Fra due mesi arriverà il Trio Fata Morgana composto dai pianisti Antonio Ballista e Alessandro Lucchetti e dal sassofonista Federico Mondelci, i quali interpretano in forme classiche, fra l’altro, brani di Chick Corea, di Pat Metheny e degli Yellowjackets con risultati sorprendenti.
Ma si parla anche delle candidature del pianista Carlo Negroni, che ottiene calorosi consensi traducendo in jazz la musica del Settecento e tornando poi all’originale (From Bach to jazz and back, è il titolo molto indovinato); del duo del pianista Renato Sellani con Danilo Rossi, prima viola dell’Orchestra della Scala; e del duo di Andrea Dulbecco e Luca Gusella, vibrafono e marimba, sempre in bilico fra la classicità contemporanea europea e il jazz.
Signora Schmidt, lei per la Scala presentò un programma di musiche tedesche e americane intitolato «Da Berlino ad Harlem», ma sembra che adesso abbia molti altri progetti. Che cosa ci può dire?
«Erano musiche di Hollaender, Schultze, Ellington, Sondheim e altri, adatte a un pubblico che mi aspettavo eterogeneo, e infatti lo era. Adesso propongo anche un New York black and white decisamente americano. Ma mi ricordo più spesso di essere tedesca con Nostalgia di Berlino, che spazia dall’operetta al cinema, Made in Germany che riguarda la canzone nei film tedeschi e un Omaggio a Marlene Dietrich, sempre indimenticabile».
Non pensa mai di occuparsi della canzone italiana?
Risponde con uno splendido sorriso. «So parlare in tedesco, inglese e italiano. Mi piace la canzone napoletana... Non rida, per favore».
Cito due righe che la riguardano: «Karin Schmidt è dotata di voce duttile e di suono incantevole, oltre che di affascinante presenza scenica, ed è in grado di passare da voli lirici a dolci toni da mezzosoprano». Che ne pensa?
«Che mi fa piacere, si capisce. Qualche volta devo stare attenta a trattenere la voce. Non si può cantare Solitude di Ellington come Vissi d’arte dalla Tosca di Puccini. Ma di regola ci riesco».