Sopravvissto a sei attentati e trent'anni di potere

Addio Hosni? Comunque vada resti un vecchio leone. E un grande satanasso. Tutto inizia con quel diluvio di piombo e granate che il 6 ottobre 1981 stende il tuo capo Anwar Sadat. Un attimo dopo tu sei già in piedi. Ferito e sanguinante, ma ben ritto tra i cadaveri e le poltrone rovesciate di quella tribuna violata, di quel Walhalla infranto. Sei il vicepresidente, ma in quel momento mentre il tuo presidente agonizza con l’aorta spezzata, sei già il nuovo numero uno. Del resto lo sanno tutti.
Da anni sei il suo uomo di fiducia, quello con cui condivide le decisioni più difficili sulla strada della pace con Israele. Non ti ha scelto per caso. Hai preso il volo dal fango di un dimenticato villaggetto della periferia del Cairo, prima pilotando i vecchi Spitfire dell’aviazione egiziana e poi dando la scalata alla politica. Il tuo vero colpo di fortuna è la tragedia di quell’attentato. Pochi in quel pomeriggio di sangue e terrore sono pronti a scommettere su di te. Pochi prevedono per te un lungo futuro. Ma se c’è una cosa che sai fare bene, almeno fino a quest’oggi, è sopravvivere. Lo fai quel pomeriggio. Lo fai sfuggendo per altre 5 volte agli attentati che punteggiano i tuoi 29 anni da presidente. Ma nel frattempo fai anche sopravvivere pace ed alleanze. Grazie a te la flebile pace a cui pochi nel 1981 credono diventa realtà concreta. Morto Sadat sei tu a regalar fiducia agli israeliani, a spingerli a ritirarsi dal Sinai mettendo fine a guerra e diffidenze. E fatta la pace con Israele sei tu a garantire la stabilità dell’Egitto. Sei tu a contrastare i piani dell’Iran e di chi vorrebbe un Medioriente strenuamente anti-occidentale. Certo usi più il bastone che non la carota, ma altrimenti forse non saresti sopravvissuto fino a ieri.
La minaccia fondamentalista in quei torridi anni Ottanta e Novanta non è un fantasma, non è una montatura. I Fratelli Musulmani, il movimento culla di tutti i gruppi fondamentalismi, controllano molte delle moschee del Paese. Le altre sono infiltrate da gruppi ancor più estremisti e violenti. Prime fra tutti la Jihad Islamica figlia di quell’Ayman Al Zawahiri destinato a diventare il numero due di Al Qaida. E subito dietro quella Al Gama’a Islamiya responsabile nel 1997 del massacro di Luxor. Per sconfiggerle non ricorri a mezze misure. Grazie al generale Omar Suleiman, il capo dei servizi segreti che ora un po’ ti fa le scarpe e un po’ cerca d’evitarti guai peggiori, li sbatti in galera a decine di migliaia. Senza mai andar troppo il sottile. Del resto neppure loro fanno complimenti. Nella leggenda degli svariati attentati alla tua vita rientra anche uno a colpi di gas tossici. Di sicuro in Etiopia mitragliano la tua auto blindata. E durante una visita nella penisola del Sinai cercano d’accoltellarti.
Certo quei tuoi 29 anni da sopravvissuto costano cari al Paese. Secondo le stime più contenute le tue fortune ammontano oggi a circa 30 miliardi di dollari. Senza contare le magioni sparse tra Londra e Beverly Hills intestate ora a tua moglie Suzanne, ora a tuo figlio Alaam, ora a quel Gamal che sognavi di nominare tuo successore. Dal 2001 a oggi gli amici e alleati di Washington ti hanno versato aiuti per oltre 23 miliardi. Eppure una buona metà dei tuoi sudditi campa ancora con 50 dollari al mese. Qualcosa nei tuoi bilanci dunque non torna. Eppure non tutti i conti sono a tuo sfavore. Chi ti definisce Faraone grigio e vorace, chi al tuo volto arcigno contrappone il carisma di Sadat e di Nasser dimentica che le guerre a Israele decise dai tuoi illustri predecessori costarono all’Egitto 10mila morti nel 1967 e quasi 15mila nel 1973. Tu l’unica guerra dei tuoi 29 anni l’hai dichiarata a Saddam Hussein. E alla fine è stata un bell’affare. In cambio di qualche scaramuccia e un paio di parate al fronte hai regalato alle casse egiziane 500mila dollari per ogni marmittone impiegato. Senza contare i 14 miliardi di dollari di debiti cancellati dall’Europa. Senza contare la nuova borghesia cresciuta alla tua ombra. Una borghesia, ingrassata con i soldi di Stato, dalle cui costole è nata quella gioventù studiata ed educata che oggi ti vuole morto e lontano. E che già domani incomincerà a rimpiangerti.