Sordomuto sarà lei: da oggi sono tutti «preverbali»

Noi che quando vediamo un operatore ecologico lo chiamiamo colpevolmente spazzino proviamo un certo disagio. Ci sentiamo presi in fallo e meno male che ogni tanto qualcuno ci viene in soccorso. In fondo lo dicevamo anche al nostro addetto alla custodia del condominio (traduzione: portinaio): certe parole non andrebbero usate. Ad esempio «sordomuto» (traduzione: sordomuto) che fino a ieri veniva impunemente usato perfino - che vergogna - nei documenti pubblici tanto da sembrare un po’ offensivo.
Ma nella vita a tutto c’è rimedio, basta un po’ di fantasia. Così, adesso che a scuola esistono gli ausiliari (ma dove sono finiti i bidelli?), che gli alberghi sono pieni di receptionist (i portieri li hanno aboliti?) e che gli (traduzione) infermieri sono diventati «assistenti sanitari», continuare a chiamare i sordomuti per quelli che sono sembrava un po’ offensivo. Così, non contenti di «audiolesi» (ma quelli, poveracci, sono solo sordi) ecco che nel lessico del Duemila arriva una nuova meraviglia, pronta ad entrare nel Devoto-Oli della terminologia creativa: il «sordo preverbale».
Forse voi, cioè quelli come noi, non ci crederete, ma la conferma è arrivata autorevole dal ministero del Welfare nella persona del sottosegretario Grazia Sestini: d’ora in poi in tutti i documenti pubblici il termine sordomuto sarà cancellato e sostituito dal di cui sopra «sordo preverbale» (lo ripetiamo perché sennò non ci credete). Il sottosegretario Sestini - dice una nota - ha espresso soddisfazione per il provvedimento: «Si tratta infatti di una modifica attesa dalle associazioni delle persone affette da questa tipologia di disabilità e si tratta pertanto di un ulteriore passo avanti compiuto dal nostro Paese verso una sempre migliore tutela e verso la completa e sostanziale equiparazione di tutti i cittadini».
Ora, per carità, noi - in questo caso intendendo quelli più fortunati - non vogliamo certo ridicolizzare chi ha problemi ben più gravi: se le associazioni chiedono è giusto che si provveda. Certo è che, in un Paese dove ormai fioccano gli account manager (vi ricordate i ragionieri di una volta?) e i sales assistant (che chiamare venditori è assai fuori moda), si poteva rimediare all’offesa - se mai «sordomuto» risulta tale - con un termine un po’ meno creativo ma forse più efficace. Anche perché «sordo» alla fine è rimasto e visto che l’offesa a questo punto sembra essere il «muto», utilizzare il «preverbale» riporta tutti i disabili (o diversamente abili?) allo stato brado.
Ma tant’è, tutela è fatta, i sordomuti (senza offesa, naturalmente) sono stati «equiparati». Anche se noi giornalisti (o operatori della penna?) restiamo un pochino ammutoliti. Anzi, preverbali.