La sorella di Gaetano: "Nella fiction non c’è Rino"

A RomaFictionFest presentata la miniserie di Raiuno dedicata al cantautore calabrese. Claudia Mori, la produttrice: "Rispettato lo spirito"

Roma - Debutto con polemiche. È iniziata così, sotto il segno delle proteste, ieri a Roma, la prima edizione del RomaFictionFest. La miniserie d’esordio Rino Gaetano - Il cielo è sempre più blu (titolo provvisorio delle due puntate che Raiuno programmerà in autunno sul cantautore di Nun te reggae più scomparso in un incidente stradale il 2 giugno del 1981) non ha fatto in tempo ad essere presentata alla stampa, che già la sorella dell’artista, Anna - con dichiarazioni di fuoco, curiosamente pubblicate dalla rivista interna allo stesso Festival, Primissima -, ne criticava senza mezzi termini la veridicità. «È una fiction che non corrisponde alla realtà. Ovunque sarà proiettata sia ben chiaro questo: racconta fatti inventati e romanzati. Lo spirito di Rino non è in quella fiction».

Una stroncatura che, oltre l’affidabilità, rischia di smontare la struttura stessa del film diretto da Marco Turco (anche sceneggiatore) e interpretato da Claudio Santamaria. Il Rino Gaetano della Rai, infatti, parla di un povero ragazzo calabrese che, in violento contrasto col padre e nel pieno di un ’68 rievocato con abbondante ricorso alla retorica del genere, ha successo finché rimane se stesso, ma poi, appena accetta di farsi integrare dal sistema, quasi «artista maledetto», comincia a bere e finisce in solitudine in un’enorme villa con piscina. «Ma Rino non aveva manie di grandezza. Non ha mai posseduto una villa con piscina; con mio padre aveva un bel rapporto; e non era certo un ubriacone - ribatte la sorella -. Quando ho letto il copione ho chiesto che alcune scene fossero modificate. Invece il regista mi ha tradito, e le ha lasciate». «La signora Gaetano chiese di eliminare solo la villa con piscina», precisano dalla Ciao Ragazzi di Claudia Mori, produttrice; «e comunque, poiché il cinema è immagine, per descrivere il successo di Rino abbiamo usato quell’immagine lì», spiega il regista Turco. «Questa è una fiction, liberamente ispirata alla vita di un cantante - argomenta il direttore di Raifiction, Saccà -. Insomma: forse non ne racconta la realtà; ma piuttosto la verità». «Così non abbiamo tradito Rino Gaetano - taglia corto Claudia Mori -. E tantomeno falsato il suo spirito. Le libertà che ci siamo presi riguardano solo fatti marginali. E io che l’ho conosciuto posso dirlo: l’ho ritrovato uguale nella straordinaria interpretazione di Claudio Santamaria». Ma come si è proceduto alla definizione del carattere del personaggio? «Abbiamo intervistato quindici persone, fra parenti, amici, collaboratori, giornalisti - informa il regista -. Beh: se avessi dovuto seguire tutti i loro ricordi, avrei fatto quindici film diversi». «In realtà noi abbiamo preso la sua storia anche per raccontare qualcos’altro - aggiunge Saccà -, gli anni ’70, coi loro conflitti generazionali e l’autorità paterna contestata (non a caso avrebbe dovuto intitolarsi “Onora il padre”). Tutti temi attualissimi».

«E poi quello dell’artista maledetto sarà pure un cliché - aggiunge il protagonista Santamaria (che canta con voce incredibilmente simile all’originale, tanto che tutti i brani del film, tranne il conclusivo Il cielo è sempre più blu, li ha interpretati lui) -, ma è verissimo che dopo aver accettato, controvoglia, di andare a Sanremo con Gianna, Rino entrò in una crisi compositiva e d’immagine». Resta un ultimo dubbio. Potrà interessare il tradizionale pubblico di Raiuno la storia di un «compagno» che fuma spinelli e canta canzoni che oggi sono tornate di moda solo fra i teen agers? «Mentre tutto il pubblico televisivo invecchia, fra il 2005 e il 2007 quello delle fiction di Raiuno è ringiovanito di un anno - assicura Saccà -. Abbiamo voluto Rino Gaetano anche per dare un segnale ai giovani. Far capire che sulla rete di papà c’è qualcosa di molto interessante anche per loro».