Sorgenia: De Benedetti frena le voci su possibili cambiamenti azionari

L’ad Orlandi: tempi lunghi per le centrali nucleari

da Milano

«Noi non vediamo solo il business plan al 2012, ma una serie di opzioni, alcune delle quali incluse nel piano, e altre che non lo sono perché non hanno ancora un livello che ci porta a una conclusione, ma ci sono». Il presidente di Sorgenia, Rodolfo De Benedetti, ha aperto la presentazione del piano industriale della società secondo il suo solito modo: un discorso breve e molto secco. Ma la frase sulle opzioni, in un mercato in cui uno degli sport più diffusi è interrogarsi sulle possibili alleanze di Sorgenia, non è passata inosservata. «È un piano molto ambizioso - ha proseguito De Benedetti - che sarà finanziato dall’aumento di capitale sottoscritto da Verbund e dalla risorse generate dall’attività industriale. Ma non tutte le opzioni sono finanziate da queste due linee». De Benedetti stesso ha però subito «stoppato» l’ipotesi di una cessione del gruppo: «Non prevedo cambiamenti nella struttura dell’azionariato» ha detto.
Sull’assetto azionario è intervenuto anche il vicepresidente di Sorgenia, Christian Kern, che siede nel board dell’azionista di minoranza austriaco Verbund: «Non c’è nessuna discussione in corso, ma se un giorno Cir volesse cambiare i suoi piani saremo disponibili a parlarne».
Sul fronte opposto «prefigurare target acquisitivi nel business plan lo consideriamo sbagliato ma questo non significa che non siamo pronti a fare acquisizioni» ha detto l’ad Massimo Orlandi.
Il piano prevede al 2012 investimenti per 2,6 miliardi e un fatturato pari a 3,6 miliardi dagli 1,9 miliardi del 2007. L’Ebitda dovrebbe aumentare a 600 milioni, quattro volte quello del 2007. Gli analisti hanno però voluto capire qualcosa di più su due punti piuttosto discussi: Robin Tax e nucleare.
L’impatto della nuova tassa voluta dal ministro Tremonti «è probabile che possa essere recuperato, in tutto o in parte, con un aumento dei prezzi» sugli utenti finali, ha commentato Orlandi. Una tesi, questa, sostenuta anche dalle altre compagnie. La società ha stimato il carico della Robin Tax sui propri conti fra 35 e 40 milioni di euro nel 2012.
Quanto al nucleare, Orlandi si è detto «poco ottimista: al 2015 non sarà posata una sola pietra. I tempi su cui si sta ragionando è di avere i primi impianti attorno al 2020. Ma io non sono così fiducioso». Proprio per questo il piano al 2012 «non contempla questa ipotesi. Forse lo faremo fra 4-5 anni». Per Orlandi sarà difficile «che una società privata possa realizzare investimenti nel nucleare senza aiuti di Stato. Gli impianti, poi, non potranno essere appannaggio di una sola società. Ci vorranno dei consorzi di imprese».