"Sorpasso? Spagna in caduta libera"

Enric Juliania, il condirettore della <em>Vanguardia</em>, quotidiano catalano: &quot;I disoccupati sono al 18%. Zapatero non può più dare lezioni&quot;

Madrid - La Spagna è cambiata drammaticamente in poco più di un anno. Il paese che fino al 2007 creava più posti di lavoro nella Ue si è scoperto all'improvviso detentore del poco invidiabile record di disoccupazione. I 15 anni di crescita economica si sono interrotti di colpo nel 2008, quando la crisi economica mondiale ha colpito il Paese, facendo scoppiare la bolla immobiliare con conseguenze durissime. Secondo le recenti stime dell’Ocse, in Spagna la ripresa tarderà almeno un anno in più che negli altri paesi europei. A parlare del nuovo scenario con il Giornale, in vista del vertice bilaterale di oggi tra Italia e Spagna e della prossima presidenza spagnola dell’Ue, è Enric Juliana, uno dei più noti analisti del giornalismo spagnolo, per anni corrispondente dall’Italia e oggi condirettore del quotidiano La Vanguardia. Juliana ha analizzato la situazione spagnola nel suo ultimo libro «La deriva della Spagna».

Come arrivano al vertice di oggi Spagna e Italia?
«I loro rapporti sono speciali perché non ci sono conflitti importanti e gli interessi comuni sono più forti delle possibili divergenze politiche ed economiche. Ma c'è un altro fatto interessante: da un po' di tempo a questa parte la Spagna è diventata uno specchio per l'Italia e viceversa. Da quando governava Aznar, la Spagna è diventata in Italia un punto di riferimento per la sua evoluzione economica, mentre prima l'Italia lo era stata per una Spagna ancora non democratica. È uno specchio che a volte serve a entrambe per riaffermare la propria identità».

In apertura del suo libro lei afferma che i consiglieri economici di Zapatero lo avevano avvisato della crisi per tempo, ma che il premier diffuse messaggi di ottimismo - vedi il famoso sorpasso sull'Italia - per ragioni elettorali. Qual è la situazione oggi?
«Del sorpasso in Spagna non si parla più, perché non se ne può più parlare. La disoccupazione in Italia è di circa l’8% mentre in Spagna supera il 18%. Si può dire che in Italia c'è più lavoro sommerso se si vuole, ma il quadro resta diverso. Un paese con questa disoccupazione non può dare lezioni».

A gennaio 2008 si pensava di raggiungere il Pil della Francia...
«L'economia non si può misurare soltanto con dati statistici: è la struttura economica quella che conta. Il fattore più dinamico dell'economia spagnola era l'edilizia, uno dei settori più colpiti dalla crisi. In Italia l'edilizia è importante, ma l’industria - pur con difficoltà e con problemi gravi - è ancora un motore dell'economia. In Spagna non esiste una rete così fitta come in Italia, soprattutto al nord».

Lei sostiene che dopo 30 anni di progressi politici e materiali, adesso gli spagnoli vedono ridimensionata la loro arroganza...
«In questo momento la società spagnola inizia a capire che ci siamo comportati come “nuovi ricchi”. Un paese storicamente arretrato, con problemi importanti come la Guerra civile e il franchismo, dal 1977 ha iniziato un periodo veramente virtuoso, che ci ha portato in Europa e ci ha dato uno sviluppo materiale mai conosciuto da secoli. Ciò ha anche portato con sé alcuni problemi, propri di chi non ha avuto molto per molto tempo, e di colpo ha i soldi. In pratica abbiamo comprato la Ferrari rossa, ma siamo rimasti senza benzina».

E ieri Zapatero parlava di alzare le tasse, in controtendenza rispetto ai paesi Ue e agli Usa...
«Il problema di Zapatero è che siamo passati dall’8 al 18% di disoccupazione in un periodo brevissimo e centinaia di migliaia di persone tra poco non avranno soldi perché gli assegni di disoccupazione coprono un periodo limitato. Ma se il recupero dell'economia ritarda cosa faranno queste persone? Adesso lo Stato vuole allungare le prestazioni minime e questo costa. Zapatero non vuole fare grossi tagli sociali, ma qualcuno dovrà finanziare gli aiuti. Così, per evitare un deficit astronomico, deve alzare le tasse».

Nel suo libro ogni capitolo è preceduto da una cartina. Dal 30 giugno 2005, con l'approvazione dei matrimoni omosessuali, la Spagna della Controriforma si è spostata nel cuore della Riforma, tra Belgio e Olanda, gli altri paesi Ue che permettono le unioni gay. La crisi la riporterà a sud?
«Non credo che tornerà indietro, la Spagna ha fatto importanti cambiamenti sociologici. Forse però, il governo dovrà essere più moderato in alcune mosse con la Chiesa. Si imporrà un certo armistizio».

La deriva della Spagna o, come scriveva domenica «El País», la Spagna alla deriva?
«Io non sarei cosí tranchant. Sono ancora più per l'idea della deriva della Spagna. Alla fine non sappiamo come andrà...».