Sorprende Alessandro Preziosi humour, simpatia e voce d’oro

Il popolare interprete protagonista con Nicky Nicolai del musical «Datemi tre caravelle» di Pennini-Durante

Enrico Groppali

da Taormina

C’erano una volta i musical di Garinei & Giovannini che non solo erano confezioni lussuose per gli occhi (e per il nutritissimo cast di grandi attori) ma soprattutto raffinate orchestrazioni dove la commedia e a volte anche il dramma, come accadeva nella tragica chiusa di Rugantino, trovavano una sbalorditiva unità di misura tutt’uno alle musiche accattivanti e alle coreografie esemplari. Per non parlare delle bellissime scenografie e della cura maniacale di ogni dettaglio. Da qualche anno a questa parte, chissà perché, questo non accade più. E non certo perché nei promotori di queste iniziative spettacolari manchino né il mestiere né i mezzi per suscitare o sollecitare entusiasmo. Mancano clamorosamente le trovate, ossia quel quid quasi imperscrutabile che determina in teatro la felice eccezione. Per fortuna, accanto a certi terrificanti scampoli d’avanspettacolo che ogni stagione ci tocca sorbire, non mancano qua e là buoni spettacoli d’assieme come il musical dedicato tempo fa a San Francesco o, su tutt’altro versante, quel curioso Figli della lupa che si occupava, con uno spirito tra anarco e goliardico, addirittura della fondazione di Roma. Manca, tuttavia, la miracolosa accensione di un’inedita idea-guida, manca un autore che speculando vuoi sulla frusta materia dell’attualità come sulla vignetta storica o leggendaria del tempo che fu inneschi la miccia della fantasia riscattandoci dalle secche sempre più magre dell’abitudine.
Meno male che, in Datemi tre caravelle, Carmelo Pennini e Massimiliano Durante rimediano sia ai tempi morti della storia che all’imbarazzante agiografia in agguato sceneggiando con abilità e a tratti con salutare ironia la leggenda di Cristoforo Colombo, anche se ignorano che, sulla stessa vicenda, si esercitò con ben altra verve in anni ormai lontani il talento di Dario Fo in quello strepitoso saggio di bravura che s’intitolava Isabella, tre caravelle e un cacciaballe. Fatta questa doverosa premessa, inutile nascondere che Datemi tre caravelle adempie egregiamente il suo assunto ossia dimostrare, contro l’ottusità di qualsiasi posizione di parte, il predominio dell’avventura e del sogno. Con una marcia in più rispetto a tanti edulcorati prodotti che occupano le nostre scene. Quale sia, è facile evincere non appena si alza il sipario sulla desolata locanda in cui il giovane vedovo genovese trascorre i suoi giorni dato che la scena di Riccardo Monti ricorda molto da vicino la cella di un convento e l’abbigliamento dello stesso Preziosi somiglia parecchio al saio che ricopriva le spoglie mortali di Francesco d’Assisi. Probabilmente suggestionato dalla sua antica militanza con Zeffirelli per il quale realizzò le scenografie di Fratello Sole Sorella Luna, il regista Gianni Quaranta sottolinea tra le righe una sorta di filiazione tra la vicenda del figlio di Bernardone toccato dalla grazia divina e l’obiettivo dell’uomo di mare teso a scoprire i confini del mondo. Così le reiterate suppliche di Colombo ai sovrani di Spagna come l’ambigua partita verbale che ingaggia con Isabella di Castiglia obbediscono alla stessa logica e, in parte, alle stesse accanite insistenze che caratterizzarono il comportamento del Santo nei confronti della Chiesa di Roma. Determinando nello spettatore un curioso effetto d’identificazione con l’eroe, non ultima ragione del fascino singolare dello spettacolo dove Alessandro Preziosi stravince per humour, simpatia e notevole attitudine al canto ben assecondato dalla sicurezza vocale di Nicky Nicolai e dalla grazia elusiva di Noemi Smorra.

DATEMI TRE CARAVELLE di Pennini e Durante. Regia di Gianni Quaranta, con Alessandro Preziosi. Taormina, Teatro Antico.