«Sorprendo Milano, così poi vincerà lo scudetto»

Per una sola partita? Ha logica solo per un anno

Carlo Recalcati, classe 1945, milanese nato in via Giusti, quartiere cinese, area magica del Pavoniano di fratel Brambilla, è il decano degli allenatori italiani di basket,uno di quelli che ha vinto di più, 3 scudetti in 3 città diverse, Siena, Bologna,Varese, argento olimpico e bronzo europeo. Una bella persona, uno a cui credi se ti dice che forse si diventerebbe persino migliori se ci accontentassimo di essere come si è.
È diventato professionista nel 1962 quando sembrava destinato ad una vita da rappresentante. È ancora in pista e si diverte, pronto a stupirti se gli chiedi se ha mai pensato di riposarsi: «Mai di giorno».
Sarà lui con la Varese virtuosa, sarà il nostro caro micione Charlie che fa invidia a tutti perché non ha un capello bianco e giura di non tingerseli anche se i suoi ex compagni, i più perfidi, vanno dagli storici Franco e Severino, parrucchieri in Cantù, per scoprire quale lozione usa, a sfidare domenica al Forum di Assago la nuova Milano di don Sergio Scariolo bicampeon d’Europa con la Spagna.
L’anno scorso, alla terza giornata fece cadere Siena che da quel giorno costruì il quinto scudetto, due anni fa , all'esordio,sconfisse Milano, ma si giocava sempre a Masnago, questa volta sarà un po’ diverso: «Come sempre, perché questa è la vera classica che va al di là dei valori tecnici, lo senti in giro, te lo ricordano tutti, devi sperare che lo capiscano anche i tuoi nuovi giocatori. Per me è stimolante partite contro l’Armani, giocare contro Danilo Gallinari per cui ho un affetto speciale e spero che possa restare per tutto il campionato. Prima farò i complimenti a Scariolo per la sua vittoria e poi cercherò di rendergli la vita difficile».
Col Gallo diventa l’Armani la grande favorita per il titolo?
«Lo sarebbe anche senza di lui, perché è stata costruita per avvicinarsi molto a Siena che resta la numero uno anche se ha giocatori chiave come Stonerook che invecchiano, poi c’è Cantù. Milano ha la forza per fare bene in campionato e in Europa. Dietro queste tre che sembrano fuori concorso ce la giochiamo tutti alla pari».
A Varese molti non sono tanto convinti sulla sua nuova squadra.
«Normale che qualcuno sia scettico, ma molti che pensano al basket come un bene infinito dovrebbero essere felici di avere una società che fa del realismo e guarda prima di tutto al bilancio. Certo un allenatore vorrebbe sempre il meglio, ma ci sono cose più importanti dell’ambizione di un tecnico e il futuro è assicurato dalla gestione dove il passo è lungo come la gamba».
Cominciare con Milano, al Forum, un bell'ostacolo.
«Gli squadroni è meglio trovarli subito, quando ancora devono mettersi a posto. Con Siena fu così, bisogna essere onesti».
Carriera lunga, avversari tanti. Il più vicino a Recalcati? Il più antipatico?
«Mi rivedo molto in Lino Lardo che adesso guida Roma. Invece non amo gli allenatori sempre arrabbiati, troppo aggressivi. Le avversarie che piacerebbe sempre battere? Milano prima di tutto».
Gallinari nel cuore, con lui in squadra sarebbe ancora allenatore della Nazionale?
«Gallo era il leader dichiarato nel nuovo gruppo dopo Atene, lo dissi, ma lui si fece male e altri non accettarono. Andò così. Pazienza».
Lei, già allora disse che il futuro era molto problematico, il campo le ha dato ragione.
«Lo dissi perché ero convinto, non per cercare alibi. Lo disse anche Tanjevic dopo l’oro europeo e lo accusarono di volersi prendere ancora più meriti. La verità è che si vogliono nascondere i problemi, tutto si mescola alla politica sportiva e non si va avanti. Il momento resta brutto».
Bryant per due milioni di euro e una sola partita ha una logica?
«Avrebbe più logica se restasse, come Gallo, come Bargnani, tutta la stagione. Noi a Varese non potremmo permetterci una sfida del genere. La realtà degli altri sembra diversa anche se resta un movimento legato ad un filo con tanti insoluti».