La sorpresa di Borrelli: «Qui nessuno confessa»

Sentito per ore Paparesta, il fischietto «sequestrato» da Big Luciano

Luca Rocca

da Roma

«Questi mondiali li meritavo ieri e li merito anche oggi». Ecco le prime parole pronunciate dal «grande escluso» Massimo De Santis, indagato a Napoli, subito dopo le cinque ore di interrogatorio fiume davanti al capo ufficio indagini della Figc, Francesco Saverio Borrelli. Il fischietto di Tivoli, sul cui capo pesano ben dodici partite del campionato 2004-2005, è considerato dai pm Narducci e Beatrice, il principale esponente, del settore arbitri, della cosiddetta «cupola calcistica» composta anche da altri cinque fischietti e da un guardalinee. De Santis, che la Federazione aveva designato quale rappresentante italiano ai mondiali di Germania prima che lo scandalo scoppiasse e che il suo nome comparisse nelle intercettazioni, è apparso tranquillo, sereno e persino sorridente. Almeno apparentemente. Nel momento in cui gli è stato chiesto se si sentisse distrutto, così come riportato da qualche organo di stampa, De Santis ha perso la calma e il sorriso, facendo così trasparire il suo nervosismo, dovuto probabilmente anche al dispiacere per non poter più prendere parte alla rassegna iridata: «Ai mondiali ci dovevo andare perché me li ero meritati». Il suo legale, Silvia Morescanti, è apparsa invece molto soddisfatta delle cinque ore di conversazione avute in Figc: «Abbiamo trovato un clima sereno e il colloquio è stato proficuo. Siamo contenti di avere dato la nostra versione». Consegnata anche una memoria scritta. Poco meno di cinque ore è durato l’interrogatorio di Gianluca Paparesta, la «giacchetta nera» non indagata dalla procura napoletana ma che, secondo le intercettazioni, sarebbe stata chiusa a chiave nello spogliatoio da Luciano Moggi dopo la partita Juve-Reggina, senza che poi denunciasse l’accaduto. Con Paparesta è stato sentito il guardalinee Aniello Di Mauro, presente in quella gara.
Con un dvd e una memoria difensiva, si è presentato in via Po il fischietto Paolo Bertini, nei guai per Inter-Fiorentina del campionato 2004-2005, in cui furono ammoniti Obodo e Viali, poi costretti a saltare l’incontro successivo contro la Juve perché diffidati. Il difensore, Mauro Messeri, si è detto soddisfatto: «Il mio assistito ha risposto a tutte le domande perché non aveva nulla da nascondere. Abbiamo cercato di dimostrare l’estraneità alla vicenda presentando una memoria difensiva e chiedendo l’archiviazione del procedimento». E ha aggiunto: «Siamo contenti soprattutto del clima di collaborazione. L’unica nota stonata è il rammarico per essere stati tirati immeritatamente in ballo». Ha quindi invitato tutti a rivedere le immagini della partita finita nel mirino dei magistrati.
Ascoltati anche gli arbitri Salvatore Racalbuto e Marco Gabriele, nonché il presidente autosospeso dell'Associazione arbitri, Tullio Lanese, che sarebbe stato a conoscenza, fra l’altro, del «sequestro» di Paparesta: «Non mi devo discolpare di nulla, ho dato un aiuto all'ufficio indagini». Terminata la giornata di interrogatori, probabilmente la più intensa da quando sono iniziati, Francesco Saverio Borrelli si è fermato coi cronisti per dire che «confessioni piene non ce ne sono state da parte di nessuno». Dai lunghi interrogatori, dunque, non è uscito nessun «pentito». Tutti si dichiarano innocenti.