Sorpresa: comprate gli alberi di Natale veri, quelli «ecologici» inquinano

Sei milioni e mezzo gli abeti italiani nelle nostre case: nove volte su dieci sono il frutto di un normale e periodico dirado salvaboschi. Quelli di plastica invece vengono dalla Cina, provocano emissioni nocive per la lavorazione e il trasporto e si degradano in 200 anni

Sono più verdi, non perdono gli aghi e per farli arrivare nelle nostre case non bisogna disboscare una foresta. Dunque, comprate gli abeti finti, così ci hanno detto fino a ieri, e contribuirete a salvare l'ambiente. E invece no. Gli alberi di Natale di plastica, quelli «ecologici» appunto, inquinano moltissimo. Meglio le piante vere, meglio spelacchiare i boschi del nord Europa che mettersi in salotto una bomba ambientale a tempo.
Sembra uno scherzo, una presa in giro. Eppure è proprio l'inizio di una rivoluzione copernicana. E sì, perchè si è scoperto che gli alberi fasulli arrivano molto spesso dalla Cina, consumano petrolio e liberano gas ad effetto serra per la loro realizzazione e il trasporto in Europa. E impiegano più di duecento anni prima di biodegradarsi
Al contrario, l'acquisto di un albero vero, secondo la Coldiretti, aiuta l'ambiente. Infatti, nel 90 per cento dei casi, provengono da coltivazioni vivaistiche specializzate, da quelle mille aziende agricole situate soprattutto in Toscana, Veneto o Friuli che danno lavoro stagionalmente a migliaia di persone. Il restante 10 per cento (cime o punte di abete) sono invece il frutto della normale pratica forestale che prevede interventi colturali di «sfolli» e diradamenti, indispensabili per lo sviluppo e la sopravvivenza del bosco. Si tratta quindi di una coltivazione che può rappresentare una ideale forma di utilizzo di terreni marginali di media collina e montani. Aree fragili dal punto si vista ambientale dove - precisa la Coldiretti - mantenere il terreno lavorato significa garantire la capacità di assorbire la pioggia in profondità prima di respingerla verso valle evitando i pericoli delle frane, mentre la pulizia dai rovi e dalle sterpaglie, diminuisce il pericolo d'incendi.
L'acquisto di un albero made in Italy aiuta quindi l'ambiente e l'economia nazionale. Anche se si registrano notevoli importazioni dai Paesi dell'Est europeo (in particolare la Romania) che stanno fortemente incrementando le esportazioni di prodotti di bassa qualità che raggiungono il nostro paese attraverso il trasporto con mezzi inquinanti per essere venduti dai centri della grande distribuzione che spesso spingono anche verso l'abete di plastica.
Quest'anno comunque gli alberi veri acquistati dagli italiani hanno superato i finti. Finora ne sono stati venduti sei milioni e mezzo di pezzi, contro i quattro milioni «ecologici», e a prezzi stabili rispetto allo scorso anno, per una spesa complessiva di circa 140 milioni di euro. I costi? Da dieci a 500 euro, ce n'è per tutte le tasche.
Per ottimizzare l'acquisto la Coldiretti ha elaborato un vademecum. E' meglio preventivare l'acquisto con qualche giorno di anticipo per dare modo all'albero di adattarsi al nuovo ambiente. Nel vivaio occorre scegliere alberi italiani, che non sono stati trasportati per lunghe distanze con mezzi inquinanti, di altezza giusta per la casa senza andare alla ricerca della pianta perfetta, perché ogni esemplare tende ad avere un lato meno ricco di rami nella parte cresciuta verso nord. In casa l'albero vero va sistemato in un luogo luminoso, fresco, lontano da fonti di calore, come stufe e termosifoni e al riparo da correnti d'aria, come porte e finestre. Vanno inoltre evitati gli addobbi pesanti per non spezzare i rami ed è bene non spruzzare neve sintetica e spray colorati perché l'albero e vivo e respira. La terra nel vaso va mantenuta umida ma non eccessivamente bagnata.
L'usanza di ornare un albero sempreverde in occasione del Natale è originaria della Germania del VII secolo, dove gli abitanti erano soliti addobbare le querce con pietre colorate che col passare del tempo vennero sostituite con ghirlande, nastri e frutti colorati. Questa pratica venne sempre più collegata alla festività del Natale al punto che si finì per sostituire le querce con gli abeti in quanto, la loro forma triangolare poteva simboleggiare la Santissima Trinità.