Sorpresa: la famigerata Epo può servire a curare la Sla

La sostanza contro l'anemia, nota nel mondo dello sport come potente doping, al centro di una ricerca avanzata dell'Istituto Besta di Milano: secondo gli scienziati può contrastare efficacemente il morbo che ha falcidiato i calciatori

Nel bene e nel male, l'Epo incrocia sempre i suoi destini con il mondo dello sport. Nel male come tutti sanno, come prima sostanza usata per il doping, nel bene con una inedita ricerca che potrebbe portare a risultati inattesi nella lotta contro la famigerata Sla, che così tanti calciatori ha colpito e falcidiato..
A luglio dell'anno scorso avevano promesso di approfondire in tempi brevi quei risultati incoraggianti ottenuti utilizzando l'Epo come terapia protettiva per i malati di Sla (sclerosi laterale amiotrofica). Gli scienziati e l'amministrazione dell'Istituto neurologico Besta di Milano sono stati di parola: l'Irccs lombardo lancerà a breve un maxi-studio nazionale che avrà il compito di confermare le qualità "anti-Sla" dell'eritropoietina, farmaco noto al grande pubblico come uno degli strumenti di doping più inflazionato nel mondo del ciclismo. Si partirà con 500 mila euro, quasi il totale dei fondi ricevuti dall'istituto con il 5 per mille del 2007.
«Per la verità - spiega oggi a Milano il presidente della Fondazione Besta Carlo Borsani - con il Cda abbiamo deciso di anticiparli, perchè il ministero dell'Economia non li ha ancora erogati». Ma lo stanziamento basterà a coprire solo il primo anno della ricerca che ha una durata prevista di quasi 3 anni. Per portarla a termine serve almeno un altro milione di euro. Anche perchè, precisa il direttore scientifico Ferdinando Cornelio, «il farmaco dovremo pagarlo noi: la ditta si è rifiutata di fornircelo gratis».
Per comprare l'eritropoietina necessaria per trattare 80 dei 160 pazienti che saranno coinvolti nello studio, il Besta spenderà intorno ai 400 mila euro, oltre due terzi dei fondi finora sul piatto.
Il debutto dell'Epo - fattore di crescita "targato" Janseen-Cilag e usato nella pratica clinica per curare l'anemia - nel mondo delle terapie per la Sla nasce da un'intuizione di uno scienziato del Besta, Giuseppe Lauria dell'Unità operativa malattie neuromuscolari e neuroimmunologia. L'ipotesi è che «possa avere un effetto neuroprotettivo nei malati di Sla».