Sorpresa, è Gino il guru del "Financial Times"

E così il Financial Times, con un serio e ponderato articolo, ha sferrato una dura critica alla politica economica dell’Italia in generale e di Berlusconi in particolare, definendolo «uno dei peggiori responsabili economici dell’Italia dal 1945». Il primo intento sarebbe stato quello di rispondere nel merito, ma poi uno sguardo più attento all’articolo consente di capire che forse non ne varrebbe nemmeno la pena, perché alla prova dei fatti il testo in questione si rivela essere una farsa, utile al massimo per fare quattro risate o per capire come il Financial Times, azionista di maggioranza del solito Economist, stia dando preoccupanti segni di squilibrio.
L’indizio principale delle sciocchezze che scrive il signor Tony Barber (peraltro non nuovo a simili prodezze, dato che di lui si ricordano altri articoli su Berlusconi che sembrano scritti a quattro mani con Santoro) non è nemmeno tanto nascosto: quando in un testo economico si trova per ben tre volte il nome di Gino Flaminio, il testimone bufala di Repubblica sull’economicamente fondamentale «caso Noemi», con relativo collegamento ad un video di YouTube con un’intervista al medesimo Flaminio, dovrebbe suonare ben più di un campanello di allarme.
Non va meglio dopo, quando un altro terzo di articolo se ne va per le solite assurdità sul processo Mills e cose che con l’economia non c’entrano nulla. Dopo aver quindi buttato due terzi del testo per simili amenità, ecco arrivare la tremenda accusa di essere il «peggior governante economico» dal 1945. E qui cadono veramente le braccia, perché il testo dal sito del FT rimanda, come fonte di questa pesante affermazione, nientemeno che a un blog italiano curato da tale «Ziobarbero» che riporta nient’altro che un commento dello scorso gennaio di un economista, che afferma che la crisi ha provocato per l’Italia la peggiore recessione da più di trent’anni. Ovviamente se si va a scorrere il sito dell’economista in questione (Edward Hugh) si trovano considerazioni analoghe per tutti gli altri Stati, tant’è vero che la sua analisi più recente è mirata alla Germania e si apre con la considerazione che, secondo lui, l’economia tedesca si trova nella peggiore situazione da quando si registrano i dati.
Dobbiamo concludere quindi che per il Financial Times anche la Signora Merkel sia la «peggiore amministratrice dal dopoguerra»? Dato poi che le cose in Inghilterra non stanno meglio, anzi, e che lo stesso giornale economico registra per il Regno Unito «la peggiore recessione degli ultimi sessant’anni», dobbiamo attenderci un articolo dove Barber ci spiegherà che Gordon Brown è molto peggio di Berlusconi?
Dovrebbe bastare questo per chiudere la questione, ma vogliamo fare almeno noi i seri portando all’«autorevole» Financial Times qualche numero.
Nell’ultimo mandato di Berlusconi, dal 2001 al 2006, il rapporto deficit-Pil italiano, al netto delle una tantum inventate da Prodi, è calato dal meno 3,1 al meno 2,4 per cento, a fronte di un dato medio europeo per lo stesso periodo che ha, al contrario, fatto segnare un lieve peggioramento. Per lo stesso periodo il rapporto debito-Pil del nostro Paese è calato del 2 per cento a fronte di un indebitamento medio dell’Europa che è invece leggermente cresciuto. Anche se consideriamo il momento attuale, il tasso di crescita del debito italiano non è paragonabile a quello inglese che è in via di raddoppio.
Può essere che il Financial Times abbia nostalgia dei governicchi italiani che riuscirono a far raddoppiare il debito pubblico dal 62% del 1981 al 124% del 1994 lasciandolo come grazioso regalo proprio a Berlusconi, che in quell’anno vinse per la prima volta le elezioni. Gli italiani stanno ancora pagando il prezzo di quegli anni dissennati, per noi l’unico elemento di nostalgia è che allora il FT era ancora un quotidiano economico serio.
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