Sorpresa Moellg uno slalom tutto d’argento

Nostro inviato ad Åre

Nel giorno del primo oro dell’Austria in campo maschile e della prima medaglia in assoluto per la Francia, primo Mario Matt, già campione del mondo di slalom sei anni fa a St.Anton, e terzo Jean-Baptiste Grange, il tricolore sventola per la terza volta in Mondiali che per lo sci italiano segnano una netta svolta rispetto allo zero assoluto di Torino olimpica. Secondo Manfred Moelgg, 25 anni a giugno, sud tirolese di San Vigilio di Marebbe in Val Badia, una sorella, Manuela, di un anno più giovane, con la quale ha in comune non solo un fisico da modello, occhi azzurri e capelli biondi, ma anche il mal di schiena.
L’argento di Manfred, sesto dopo la prima manche, due podi in carriera in coppa del mondo, secondo tre anni fa a Schladming e terzo il mese scorso a Kitzbuhel, è figlio della volontà e degli sforzi dell’intero staff medico per garantirgli una valida tenuta della schiena dopo i dolori di venerdì mattina. Le terapie inizieranno nel primo pomeriggio, subito dopo una conferenza stampa nella quale il diretto interessato avviserà di non sapere se avrebbe preso il via nello speciale che poi gli cambierà la carriera, lui che l’estate scorsa era stato scaricato dallo sponsor.
Attorno alla sua schiena, in particolare alla quarta e alla quinta vertebra lombare, si sono impegnati due medici, un fisioterapista, un chiropratico e, dall’Italia, Herbert Schoenhuber, responsabile dello staff medico federale. Di tutto e di più «e tutto lecito» scandirà Schoenhuber. Chioseranno poi i dottori Panzeri e Freschi: «Noi abbiamo fatto il nostro, il resto lo ha fatto lui in pista. Abbiamo saputo che avrebbe corso dopo il riscaldamento».
E gli riuscirà in pratica tutto bene, in una classifica dove Matt prenderà presto il largo, un secondo per tracciato a tutti. Quanto a lui, emergerà da un gruppo di una decina racchiusi in circa nove decimi: «Di solito è il mal di schiena che ha la meglio, stavolta ho vinto io. Quando all’alba sono uscito dall’albergo ho fatto un solo giro di riscaldamento per il dolore, anche se cominciavo a sentire le giuste sensazioni. Ho corso e poi via in albergo, troppo dolore, via in camera per farmi massaggiare e quando sono tornato al cancelletto mi sono detto che dovevo dare tutto e così è stato».
Taglierà il traguardo ed esploderà di gioia: «Un urlo liberatorio, da fuori non si può capire cosa sentiamo Manuela e io quando non stiamo bene. Lei, prima del gigante, ha pianto per un’ora e io mi sono buttato nella neve per guardare il cielo e indicare chissà dove chi mi ha fatto decidere di non mollare. Ho urlato anche perché sentivo di avere sciato bene. Ora vorrei poter fare anche il superG».
Ci sono tante cose che Manfred si augura che cambino con un argento al collo. «I nostri genitori ci misero presto sugli sci perché noi due eravamo dei birichini. Non lo fecero certo perché promettevo chissà cosa a differenza di nostro fratellino Michael che ha 17 anni. Io sono migliorato nel tempo e ora li ringrazio per quanto hanno fatto, per i sacrifici. Papà, Peter, è meccanico, mia madre Rita un’ex postina che ora mi fa un po’ da manager. In certi momenti ho dovuto pagare di tasca mia visto che ero finito indietro per gli incidenti. In due gare sono partito con il numero 59, in momenti così sei solo».
Questo il passato, nel futuro vorrebbe vincere («I grandi non sono più così lontani, vedo la vetta a portata di mano») e divertirsi: «A Manuela e me piace il mondo della moda, ci piace sentirci dire che siamo belli e vorremmo andare a vedere qualche sfilata. I preferiti? Luis Trenker e Dolce&Gabbana. Ho una fidanzata, Veronica, ma è più facile uno slalom che una donna perché, passato il traguardo, guardi il tabellone e sai cosa hai fatto, con loro è invece sempre tutto difficile, non sei mai sicuro». Curioso il pensiero finale. «Tifo Inter e mercoledì sarò a Milano, se Moratti mi invitasse a San Siro per la Champions...».