Sorpresa, nuovo ministro alla Funzione pubblica Polemica sui sottosegretari

Monti completa la squadra: il magistrato Patroni Griffi diventa il diciottesimo titolare di un dicastero. Grilli vice all’Economia. <strong>Moody's esagera:</strong> <a href="/interni/rapporto_le_sparate_dellagenzia_rating/29-11-2011/articolo-id=559409-page=0-comments=1" target="_blank">la Ue rischia default multipli</a>

Roma - C’è Grilli al Tesoro, c’è Ciaccia alle Infrastrutture. C’è anche il «politico» D’Andrea ai rapporti con il Parlamento, decisione che provoca subito polemiche. Ma, sorpresa, c’è soprattutto un nuovo ministro, Filippo Patroni Griffi, presidente di sezione del Consiglio di Stato, che avrà la delega alla Funzione pubblica. Una nomina concordata nel pomeriggio al Quirinale, durante un incontro in cui Monti ha spiegato a Napolitano gli interventi che sta per varare e quello che sta per prendere l’Europa.

Si allarga dunque il governo del professore: adesso è un gruppo di diciotto persone.
Un parto travagliato, estenuante. Difficoltà fino all’ultimo, con il premier costretto a rimandare di un’ora e mezzo il Consiglio dei ministri, previsto alle 19 e chiuso solo verso le nove di sera. Ma alla fine, ecco completata la squadra: un ministro, tre viceministri, 25 sottosegretari. «Tutti bravi, tutti tecnici», dice Andrea Riccardi lasciando Palazzo Chigi. In realtà non è proprio così. Oltre alla scelta di Patroni Griffi, in nome più «pesante» è quello di Vittorio Grilli, direttore generale di Via XX Settembre, a lungo in corsa per la Banca d’Italia e ora, dopo lunghi tentennamenti, promosso viceministro del Tesoro: la sua situazione, pare, si è sbloccata dopo che rinunciato al doppio incarico e al conseguente doppio lauto stipendio.

Accanto a lui, i sottosegretari Vieri Ceriani e Gianfranco Polillo reggeranno le Finanze e il Bilancio.
Gli altri due viceministri sono Michel Martone, docente della Luiss, al Lavoro e Mario Ciaccia, leader della banca Biis, alle Infrastrutture. Scelte di profilo pure per la Farnesina: Marta Dassù, direttore generale dell’Aspen Institute, e Staffan de Mistura, alto funzionario dell’Onu: ma il suo passaporto svedese potrebbe essere un ostacolo. Andrea Zoppini e Salvatore Mazzamuto andranno invece alla Giustizia. Carlo De Stefano, Giovanni Ferrara e Saverio Ruperto andranno al Viminale.

Claudio Vincenti e Massimo Vari saranno i sottosegretari alla Sviluppo economico, Elena Ugolini e Marco Rossi Doria quelli all’Istruzione, Filippo Milone e Gianluigi Magri quelli della Difesa.
Carlo Malinconico, presidente della Fieg, avrà la delega per l’editoria. Paolo Peluffo, consigliere della Corte dei Conti, portavoce di Ciampi a Palazzo Chigi e al Quirinale, quella della comunicazione e dell’informazione. Franco Braga sarà sottosegretario alle Politiche agricole, Tullio Fanelli dell’Ambiente, Guido Improta delle Infrastrutture. Alla Salute andrà Elio Cardinale, ai Beni culturali Roberto Cecchi.

I rapporti con il Parlamento, considerato da Monti un ruolo chiave per cercare di andare d’accordo con i partiti, saranno tenuti da Antonio Malaschini, consigliere di Stato, e da Giampaolo D’Andrea, ex deputato Dc, ex ministro del governo Prodi. Maurizio Gasparri non ci sta: «È frutto di un’ostinazione, avevamo chiesto al premier di non inserire nella lista esponenti che fossero di diretta emanazione dei partiti e non è stato così, si è violato un principio a cui tutti si eravamo pubblicamente richiamati. È un equivoco da cancellare. Ci aspettiamo un gesto di coerenza, proprio per migliorare i rapporti tra governo e Parlamento».
Stamattina la cerimonia del giuramento. Il negoziato è sembrato infinito, fino all’ultimo Monti ha tenuto la pratica aperta per correggere e limare l’elenco del sottogoverno. È arrivato puntuale a Palazzo Chigi, intorno alle 19, ma si è dovuto chiudere nel suo studio per i ritocchi finali, con i ministri lasciati in attesa e il toto-sottosegretari che impazzava.

Poi, una volta fatte le scelte, la procedura delle nomine, in sé per sé, non è durata tanto, è bastata una mezz’ora. Il presidente del Consiglio ha chiamato uno ad uno i componenti del suo governo per spiegare le sue decisioni e sottolineare l’esigenza di mantenere snella la squadra e di non poter accontentare tutte le richieste. Infine davanti a tutti ha letto l’elenco: «Adesso - ha osservato Mario Monti -, potrete lavorare al meglio, dobbiamo superare le difficoltà tutti insieme e portare il Paese fuori dalla crisi».