Sorpresa: Pannella pronto a tornare col Cav

Berlusconi annuncia la riforma del Fisco e sulla libertà d'impresa: &quot;Niente patrimoniale, meno regole e nuovi sgravi per chi investe&quot;. E i Radicali si avvicinano alla maggioranza: &quot;Così si torna allo spirito del '94&quot;. E dal Terzo polo <strong><a href="/interni/silvio_accelera_programma_e_aspetta_tre_nuovi_deputati_berlusconi_serra_file_coalizione_lavvio_riforma_irap_il_finiano_barbareschi_e_due_dellmpa_verso_lapprodo_maggioranza/01-02-2011/articolo-id=503060-page=0-comments=1" target="_blank">si staccano tre pedine</a></strong> 

Roma - Se Bersani ha respinto subito l’offerta al mittente, Marco Pannella sembra di tutt’altro avviso. Al leader radicale la «lenzuolata» di proposte per il rilancio e la liberalizzazione dell’economia, firmata Silvio Berlusconi e pubblicata ieri sul Corriere della Sera, è piaciuta eccome. Tanto da fargli evocare un possibile ritorno allo «spirito del ’94», anno della prima vittoria berlusconiana e di un’alleanza politica con i pannelliani. «Io a Berlusconi lo ho detto chiaramente - sottolinea - deve riprendere quel percorso, solo così può rimettersi in gioco e fare piazza pulita di tutto quello che con la politica non ha nulla a che fare», Ruby inclusa.

Dopo il lungo incontro col premier dell’altro giorno, nel Pdl si spera: un’intesa con i radicali «è possibile» (e i sei voti dei pannelliani alla Camera sarebbero manna dal cielo), sulla giustizia e sull’economia si possono costruire riforme condivise, addirittura c’è chi vede già Pannella nuovo Guardasigilli. I radicali si fanno una risata. «Noi nel governo? Ma per favore!», liquida la faccenda Emma Bonino. Per la quale la proposta di Berlusconi è arrivata «troppo tardi» e comunque il premier «non è più credibile». Che sia gioco delle parti, con la Bonino nei panni del poliziotto filo-Pd e Pannella in quelli filo-Cav, o vera divergenza politica è opinabile. Entrambi sono convinti che le elezioni anticipate sarebbero una jattura. E di certo il leader radicale si mostra soddisfatto del «dialogo» dopo tanti anni ripreso col Cavaliere, e non pessimista sui suoi possibili frutti.

L’intervento sul Corriere, ad esempio, «è la nostra posizione, documentata», dice Pannella, tanto che sulla riforma dell’articolo 41 della Costituzione (quello che regola l’impresa privata) esiste già una proposta radicale. Pure il rientro dal debito pubblico «è una nostra priorità», sulla quale i radicali hanno incalzato e criticato «l’eccessiva gradualità» delle ricette di altri governi di centrosinistra, quelli di Ciampi e Prodi, e pure Tremonti. Quanto al gran rifiuto del Pd, che non vuole dialogare con il premier del caso Ruby e gli chiede di farsi da parte e aprire la strada ad un governo di larghe intese (o al voto), la risposta pannelliana è dura: «L’esclusione ad personam di Berlusconi è inadeguata, perché anche i suoi ipotetici successori non mi sembrano poi tanto credibili». E nel mirino di Pannella ci sono i leader dell’opposizione, che «non sono qualitativamente all’altezza del compito di impostare la riscossa del paese»; ma ci sono anche esponenti di centrodestra con cui Pannella non è mai stato tenero. Tremonti, da sempre indicato come «l’aspirante successore» di Berlusconi, «col sostegno di D’Alema», e criticato per la sua politica economica poco riformista «perché non vuole conflitti sociali che disturbino l’unità nazionale», come ebbe a dire poco tempo fa. E anche Formigoni, altro potenziale sospetto di aspirazioni successorie: il potente governatore lombardo che i radicali hanno denunciato per la falsificazione delle liste elettorali regionali. Il «casto Formigoni», tuona Pannella, cui la Procura di Milano «assicura impunità nonostante sia peggio di Berlusconi, in quanto truffatore elettorale», mentre invece dedica «accanimento quotidiano, mobilitandosi da mattino a sera a caccia della puttana A e della puttana B, per cercare tutto il male su Berlusconi». Sui magistrati milanesi il giudizio è lapidario: «In termini di reato, e non di peccato, Bruti Liberati e il suo ambientino sono infinitamente più pericolosi di Berlusconi».