Sorpresa, Puccini era «modernista»

Riccardo Chailly, direttore di riferimento per il «comitato Puccini» che da quattro anni a questa parte promuove e coordina tutte le manifestazioni italiane (opere, concerti, mostre, convegni) per festeggiare i 150 anni della nascita del grande musicista toscano (22 dicembre 1858) ha avuto l’onore di inaugurare, tre giorni fa, il grande teatro all’aperto di Torre del Lago, con l’Orchestra Filarmonica e Coro della Scala (fra i solisti, le ottime Svetla Vassilieva in Suor Angelica e Martina Serafin in Turandot) e con un programma intitolato Inquietudini moderniste, nel quale si presume dimostrare come la sua produzione, dalla giovanile Edgar alla incompiuta Turandot, sia attenta agli innovativi movimenti musicali di fine Ottocento e di inizio Novecento.
Questa sera Chailly, con i medesimi complessi scaligeri e il medesimo programma di Torre del Lago, sbarca a Roma (Auditorium, ospite di Santa Cecilia e Musica per Roma), la città dove ha compiuto i suoi studi musicali. Chailly ha iniziato la carriera internazionale molto giovane (a 28 anni diresse Madama Butterfly a Chicago), ricevendone la benedizione, oltre che dell’antipucciniano Claudio Abbado del quale fu assistente, del grande Karajan che, a metà degli anni Ottanta, gli affidò addirittura un’inaugurazione del Festival di Salisburgo; e fino a oggi ha avuto una carriera strepitosa: direttore dell’Orchestra del Concertgebouw di Amsterdam per 16 anni, e contemporaneamente di quel gioiello che è l’Orchestra Verdi di Milano; e ora, lasciate Amsterdam e Milano, dell’Orchestra del Gewandhaus a Lipsia, la città di Bach. Nonostante questa strepitosa carriera internazionale, a Roma ha diretto rare volte: mai all’Auditorium, mai all’Opera; l’ultima volta, qualche anno fa, alla Sapienza, con l’Orchestra Verdi; a Santa Cecilia molti anni fa, nonostante il suo nome fosse stato fatto da Berio come sostituto di Chung, prima che la scelta cadesse su Pappano. Si sussurra che non corra buon sangue fra lui e l’Orchestra dell’Accademia. Chissà perché, e comunque non potrebbe essere una ragione per non invitare uno dei nostri direttori più quotati internazionalmente.
Il concerto di questa sera potrebbe essere un primo risarcimento e forse aprire un futuro più ricco di rapporti. Il programma, ben congegnato secondo criteri dimostrativi, ripercorre l’ intero arco della produzione di Puccini, e riserva anche la bella sorpresa di un inedito: l’Aria dei fiori, espunta, proprio a causa della sua modernità da Suor Angelica; ma non mancano, naturalmente, pezzi celebri: finale di Turandot (secondo e terzo atto); duetto di Bohéme ( primo atto), e Intermezzo di Manon Léscaut. Parco della musica. Ore 21. Info 068082058.