Sorpresa: quest’inverno l’aria più pulita degli ultimi due anni

La diffusione di caldaie a metano e auto ecologiche hanno fatto scendere del venti per cento i valori del Pm10 rispetto al 2006

Per le polveri sottili è stato un inverno al «ribasso». L’inquinante ha sorpassato per meno giorni il limite rispetto a un anno fa e - soprattutto - ha avuto concentrazioni più basse. Ne abbiamo respirato quasi il venti per cento in meno. Il merito? «Dei divieti, certo, ma anche delle condizioni meteo favorevoli» raccontano Angelo Giudici e Guido Lanzani, esperti dell’Arpa, l’Agenzia che per conto della Regione misura i veleni nell’aria. «Ma non è ancora il momento di cantar vittoria» aggiungono. E spiegano perché, oggi, le caldaie sono considerate più nocive che in passato e perché, in futuro, i diesel potrebbero diventare «puliti» come i motori a benzina.
Aria più pulita
Nei mesi di dicembre, gennaio e febbraio la media delle polveri sottili è stata di 81 microgrammi al metro cubo, più del limite giornaliero (50), ma meno dell’inverno 2005-2006 (110 di media). Sarà così anche in futuro? «Un bel aiuto arriverà con la messa al bando delle auto più vecchie e inquinanti, a ottobre» racconta Giudici, direttore del settore Aria. Lanzani, responsabile dell’unità Qualità dell’aria, mostra lo schermo del computer: «La curva delle polveri sul lungo periodo scende, le cose stanno lentamente migliorando». Lo stesso vale per le temutissime polveri ultrafini, il Pm2,5. «Il 70 per cento del Pm10 è fatto da Pm2,5. Quello che fa diminuire il Pm10 fa diminuire anche il Pm2,5».
L’aiuto del meteo
L’inverno in corso - dicono gli esperti - è stato il più caldo degli ultimi 200 anni. Ne ha beneficiato l’aria: «I riscaldamenti sono rimasti più bassi e, grazie a giornate meno rigide, l’aria ha potuto rimescolarsi più facilmente». Temperature più alte al suolo permettono agli strati d’aria carichi di veleni di salire verso l’alto. Nei giorni freddi questa risalita si interrompe dopo pochi metri, «è come se il coperchio di una pentola fosse più vicino al suolo».
Divieti e riscaldamenti
Un contributo - aggiungono Giudici e Lanzani - è arrivato anche dai divieti. «Vietare l’olio combustibile e fermare per buona parte della giornata i motori più vecchi ha fatto bene all’aria. Ci sono stati poi interventi più strutturali, come il passaggio a metano delle caldaie e l’impulso alle centrali idroelettriche». Nell’ultimo anno è stato rivisto il «peso» delle fonti del Pm10: per la provincia di Milano, oggi si stima che il 47 per cento delle polveri sottili è prodotto dal traffico, il 26 dal riscaldamento.
Non era così in passato, quando si consideravano molto più nocive le auto. «Non è cambiata la realtà, abbiamo solo rifatto i calcoli alla luce di nuovi studi. Si è visto in particolare che la legna produce molte più polveri di quanto avevamo stimato finora: a parità di calore prodotto, 40 volte più del gasolio, circa mille volte più del metano».
I filtri funzionano?
Sono i divieti per le auto, però, a far discutere. Nei concessionari su pochi modelli è possibile montare (pagandolo come optional) il filtro anti-polveri. «Se funziona? Certo - dicono i due esperti -. La benzina, in passato, era molto più inquinante del gasolio.
Grazie alle modifiche del carburante e alla marmitta catalitica il suo impatto sull’ambiente si è ridotto di molto». Non è successo lo stesso al diesel, almeno finora. «I nuovi bus e camion, oltre al filtro anti particolato, possono avere un dispositivo chiamato Denox che abbatte gli ossidi di azoto.
Per questo ora un autobus diesel con questi dispositivi è preferibile a quelli a metano: trasporta più persone, il motore brucia meglio e produce meno anidride carbonica, responsabile dell’effetto serra».
Ma la tecnologia riuscirà a rendere le auto pulite? «Io ci credo - conclude Giudici -. Ma per ora continuo ad andare a piedi».