Sorpresa, sia le donne sia i cattolici hanno preferito il leader di destra

Ségolène tradita: solo il 27% delle francesi ha raccolto il suo appello, il 33% ha votato per il suo avversario

Nostro inviato a Parigi

Ogni volta che parla la Royal rivendica il suo essere «donna e libera». Durante la campagna per il primo turno ha sollecitato più volte la solidarietà femminile: «Ho bisogno del voto delle elettrici», implorava. Ma domenica scorsa solo il 27% delle francesi hanno accolto il suo appello; mentre il 33% ha preferito Nicolas Sarkozy. Un vero disastro: alle donne, proprio a loro, Ségolène non piace. E dire che fino a poche settimane fa era popolarissima: affascinava per il suo aspetto di cinquantenne in gran forma e per il suo sorriso, radioso, rassicurante. Una Madonna, rilucente nel bianco dei suoi tailleur. Ma quando è stata costretta a esprimersi in pubblico la magia è svanita. «Ségo» non è riuscita a nascondere le sue rigidità caratteriali, il suo tono da istitutrice, i suoi modi altezzosi, ben lontani dal sentire comune. Le francesi non potevano certo identificarsi in una donna tanto austera; men che meno quelle di sinistra.
Il «fattore Donna» non ha influito in termini elettorali: il 27% ottenuto tra le elettrici è quasi identico al 25,8% raggiunto a livello nazionale. Le buone notizie, semmai, riguardano Sarkozy, che piace anche al pubblico femminile, nonostante il Partito socialista abbia cercato di affibbiargli l’etichetta di «macho antifemminista». È la dimostrazione che l’elettorato francese giudica i candidati sulla base dei loro programmi, della loro personalità e non del loro sesso; una bella prova di maturità.
L’analisi dei risultati del primo turno fornisce altre indicazioni importanti. Quanto ha contato la religione? Quest’anno moltissimo e ancora una volta in favore del candidato neogollista, che nei comizi e nelle interviste ha rivendicato le radici cristiane della Francia e ha dichiarato la propria ammirazione per Giovanni Paolo II. In un Paese rigorosamente laico, in cui i politici tradizionalmente evitano qualunque riferimento alla propria fede, «Sarko» ha esternato la propria identità di cattolico, sebbene poco praticante. Un’operazione rischiosa, ma vincente. Un sondaggio pubblicato ieri dal settimanale La Croix, rivela che il leader del centrodestra ha ottenuto i voti del 37% dei cattolici con punte prossime al 50% tra i praticanti. Mai prima d’ora i cattolici si erano mossi con tanta decisione in una sola direzione, che, verosimilmente, si accentuerà al ballottaggio. Il centrista François Bayrou, pur essendo praticante, in campagna elettorale non ha rivendicato le proprie radici culturali e spirituali e significativamente non ha sfondato: i voti tra i cattolici sono simili a quelli nazionali. Male, invece, Ségolène, che tocca il 20%, oltre cinque punti in meno rispetto alla media, mentre, significativamente, sfonda tra gli elettori che si proclamano «senza religione», con il 39% rispetto al 17% andato a Sarkozy. Anche la piccola minoranza protestante domenica ha premiato il candidato gollista, mentre i musulmani hanno puntato forte su Ségolène, che dilaga al 64%, davanti a Bayrou con il 19%. «Sarko» invece si ferma all’1%: quello islamico appare un rifiuto più che un dissenso.