Sorpresa, siamo tra i più ricchi del mondo

Un evergreen come il Bot resiste ancora, ma a fatica. Non mancano le azioni e le obbligazioni, seppur a piccole dosi come consiglia la prudenza del buon pater familias. A dominare è però, come sempre, la casa. Di proprietà. Il mattone, inteso come forma di allocazione del reddito domestico, come bene da lasciare ai figli, più che pura forma di investimento speculativo. Sono piccoli cambiamenti, quasi impercettibili, quelli che le famiglie manifestano nello studio di Bankitalia. All’abitudine consolidata al risparmio, alla tendenza così poco anglosassone ad accumulare piuttosto che a spendere (se non proprio a dilapidare), nonostante la perdita di potere d’acquisto si faccia sentire anno dopo anno, si affiancano comportamenti altrettanto tradizionali ben riassunti dalle cifre.
Tra queste, spiccano i circa 4.800 miliardi di euro relativi alla ricchezza abitativa. È un capitale enorme, più del doppio della ricchezza netta delle famiglie (8.600 miliardi), tanto è vero che corrisponde a circa 200mila euro di patrimonio immobiliare per ogni singola famiglia (350mila la ricchezza netta pro capite). Rispetto agli anni in cui le quotazioni del mattone si muovevano costantemente verso l’alto, come nel periodo 1995-2008 (+6,3%), lo scorso anno la ricchezza in abitazioni è cresciuta solo dello 0,3%, cioè 13 miliardi. È, ovviamente, l’effetto della crisi internazionale innescata nell’estate di tre anni fa dal virus dei mutui subprime. Non certo tossiche sono invece le passività degli italiani legate ai mutui per l’acquisto della casa, una fetta pari al 41% del totale. Specchio dei tempi, la crescita del valore dei prestiti per l’abitazione ha però subìto un rallentamento: dal +5% del 2008 si è scesi a un +2%, mentre negli anni del boom del mattone (1995-2007), l’aumento sfiorava il 17%. Il resto dei debiti delle famiglie è rappresentato dalle esigenze di consumo (12,5%), dagli altri usi personali (21,4%), mentre i debiti commerciali egli altri conti passivi costituiscono il 22%.
Per quanto riguarda le attività finanziarie, la «fuga» da Bot, Btp e Cct (per alcuni dovuta ai tassi di interesse quasi a zero i quali, ora in rialzo, stanno richiamando gli investitori privati) vede così le attività in titoli pubblici scendere a 189 miliardi contro i 259 del 2008. In rialzo, invece, il denaro contante (da 95,6 a 102,4 miliardi) e i conti correnti deposito, da 432 a 491 miliardi oltre alle azioni (da 584,4 a 636,6 miliardi), che hanno potuto beneficiare del recupero dei listini azionari nel 2009 mettendo a segno capital gain per 36 miliardi che in quest’anno di vacche magre non saranno replicabili.