Sorpresa: la sinistra scopre la droga

Anche la sinistra scopre che a Roma c’è la droga. Il quotidiano di De Benedetti racconta in un reportage quant’è facile tra le strade e i locali della movida capitolina rifornirsi di «palline» di «neve» (la coca) e l’unico a stupirsi è il primo cittadino. Tanto che ieri Walter Veltroni s’è affrettato a scrivere al prefetto: «In questi giorni alcune inchieste giornalistiche ripropongono all’attenzione il gravissimo fenomeno della diffusione e dello spaccio delle sostanze stupefacenti (...) Credo che ciò sia da stimolo per intensificare tutte le possibili azioni di prevenzione e di contrasto di questa vera e propria piaga che rovina tante vite... ». Durissimo il commento di Francesco Giro, deputato di Forza Italia, coordinatore del Lazio e commissario romano: «A noi non serviva leggere i giornali per accorgersi che Roma è diventata uno dei maggiori supermarket della droga pesante in Europa - dice -. Tante volte ho denunciato che la cocaina gira alla luce del sole. A Capodanno in alcuni pub di Trastevere apparvero cartelli del tipo “Aperti fino a tarda notte. Abbiamo la coca!”. Ho denunciato che giovani e giovanissimi si bucano d’eroina, sniffano coca, fumano spinelli in pieno centro, ma guarda caso proprio dagli organi di stampa piegati a sinistra non è mai uscita una riga. E oggi scoprono l’acqua calda».
A dire il vero i giornali, a Veltroni, bastava leggerli ogni mattina. Di sequestri di coca e hashish e arresti per droga le cronache di tutti i giorni sono piene zeppe. Ce n’è per tutti: dalla tranquilla coppietta che spaccia nascondendo le dosi nel passeggino del bambino, al nonno-spacciatore, 69enne incallito che aveva pensato bene di rimpinguare coi proventi del traffico la misera pensione. Per non parlare del professore che aveva messo su una vera e propria «fumeria» aperta ai suoi studenti all’interno di un pub. E che dire dei blitz della narcotici nei locali della «bella vita» tra via Veneto e i Parioli? Coca a fiumi, servita su vassoi d’argento, con stellette e vip per consumatori. E forse è solo per un infinito attaccamento al lavoro che decine di poliziotti, carabinieri e baschi verdi, da sempre sono impegnati a riempire faldoni e verbali con informative e intercettazioni alla perenne caccia della prova che riesca finalmente a incastrare inafferrabili narcos in doppiopetto. Di operazioni anti-droga le cronache sono colme. Il bollettino dei sequestri alle frontiere portuali e aeroportuali non è mai vuoto. Recentissimo è l’attracco di una bananiera a Civitavecchia imbottita di quintali di hashish.
Droga vuol dire denaro, affari da capogiro, morti ammazzati. Ma Veltroni, forse, se n’è accorto solo ieri. «Finalmente il sindaco si è reso conto della grande emergenza che vive la nostra città - incalza Gianni Alemanno, commissario della federazione romana di Alleanza nazionale -. E spera di cavarsela scrivendo una letterina al prefetto. Servono invece riunioni speciali del Consiglio provinciale dell’ordine e della sicurezza sul crescente ruolo della criminalità organizzata nella diffusione delle droghe leggere e pesanti nella nostra città. Ma non solo, Veltroni dovrebbe anche scrivere al ministro Turco le cui improvvide iniziative per aumentare la dose minima giornaliera aprono buchi nella lotta contro la diffusione degli stupefacenti. La Sinistra, nel suo complesso, dovrebbe riflettere quanto il permissivismo e l’antiproibizionismo hanno contribuito ad abbassare le difese culturali, morali e sociali contro il dilagante fenomeno della tossicodipendenza».