Sorpresa: al Sud il credito cresce più che al Centro-Nord

In uno studio del Cer l’altra faccia dell’allarme di Draghi sui prestiti inesigibili

da Milano

L’assenza nel sud di una grande banca non sembra bloccare il mercato del credito. Secondo un saggio degli economisti Giovanni Ferri e Paola Bongini, in via di pubblicazione sull’annuale rapporto monetario del Centro Europa Ricerche, fra il 2004 e il 2006 l’erogazione di credito alle famiglie e di fidi alle imprese è cresciuto a tassi più veloci qui che al centronord.
Un risultato sorprendente, ottenuto elaborando i dati della Banca d’Italia: negli ultimi tre anni il tasso medio di crescita del credito nel sud è stato pari all’11,57%, contro l’8,69% delle regioni centrosettentrionali. Un gap a favore del mezzogiorno che non ti aspetti.
«Al di là delle cause specifiche - osserva Ferri - una cosa è certa: al sud il passo è più sostenuto. E questo ribalta il vecchio luogo comune che vorrebbe che le banche del nord, dopo avere “colonizzato” il mezzogiorno durante la ristrutturazione guidata negli anni ’90 da Antonio Fazio, raccolgano qui il denaro per poi impiegarlo nelle imprese di altre aree del Paese».
C’è un sud che soffre, come evidenziato l’altro giorno da Mario Draghi che, di fronte alla commissione parlamentare antimafia, ha sottolineato «l’aumento dei crediti inesigibili sia tra le famiglie consumatrici che tra le famiglie». Ma, se nelle sue componenti più deboli il meridione peggiora, esiste anche quest’altra significativa tendenza espansiva. La prima ragione è che il peso delle famiglie consumatrici nel mercato del credito è salito dal 30,84% del 1999 al 37,10% del 2006. Tuttavia, da otto anni si è assistito al calo della quota delle famiglie produttrici, che sono scese dal 13,31% al 10,48 per cento. Un aumento di questo tipo nella corsa dell’erogazione del credito si può spiegare soltanto con l’incremento dei fidi alle aziende, l’altro fattore strutturale insieme alle famiglie consumatrici e produttrici.
C’è quindi un sud fragile, con le piccole imprese familiari che non riescono a ottenere denaro dalle banche per effettuare investimenti. E c’è il sud delle società più strutturate che, invece, ce la fanno. E, nel caso delle aziende buone pagatrici e di grandi dimensioni, il problema del divario dei tassi rispetto al nord, addirittura, scompare.