Sorpresa in via Torino Inaugurata la casa che «respira»

Ieri sera a più di un passante del centro storico saranno strabuzzati gli occhi nel dubbio, forse, di aver esagerato all’happy hour. Sì perchè in via Torino, angolo via Speronari a due passi da Duomo, c’è un palazzo che all’improvviso ha cominciato a muoversi, ad accendersi come un’astronave, e a sbuffare. Non siamo nella down town di Los Angeles e neppure nella Potzdammer Platz di Berlino eppure proprio qui, tra piccioni, gelatai e tram sferraglianti, qualcosa è cambiato. La dove c’era il numero otto, ex palazzo anni Quaranta mimetizzato nell’eclettismo architettonico del centro milanese, adesso c’è un «breathing building», al secolo un edificio che... respira. La psicosi da Expo stavolta non c’entra. L’idea è di Mario Moretti Polegato, fondatore e presidente del colosso calzaturiero Geox che in quindici anni ha imposto in tutto il mondo il suo brevetto sulle scarpe che respirano e che oggi fattura nei suoi megastore 900 milioni di euro. Dalle scarpe all’architettura, chi l’avrebbe mai detto, il passo è breve. «Sono felice perchè ho realizzato un sogno -dice- quello di un edificio che interpreta alla perfezione la mia filosofia». Il «palazzo che respira» è stato progettato dall’architetto Dante Benini e si rifà allo stesso principio che ispirò Moretti Polegato quando, camminando sulle montagne del Nevada alla fine degli anni Ottanta, tagliò le suole delle sue scarpe per dare requie ai piedi doloranti. Da allora, l’ex produttore vinicolo di Montebelluna decise di spostare la sua attività imprenditoriale sul business del benessere fisico. Al di là dell’aspetto scenografico, l’edificio che ospita nei primi tre piani un megastore di mille metri si basa infatti su un sistema tecnologico che gli ambientalisti definirebbero «a impatto zero», e certamente su criteri di risparmio energetico. I 734 pannelli mobili in acciaio inox che rivestono le facciate creano una costante e naturale ventilazione nelle intercapedini dell’edificio proteggendolo dagli sbalzi termici e dunque consentendo di ridurre i consumi. Oltre alla particolare facciata, l’edificio è dotato di impianti ad alto rendimento e di un sistema di coibentazione che diminuisce -sottolineano gli architetti- le emissioni di Anidride carbonica di circa 35.5 tonnellate all’anno, pari a una riduzione del 75 per cento. I pannelli, rivestiti di colori oro, bronzo e rame che gli conferiscono un’aria «autunnale», si aprono e chiudono in continuazione grazie a 82 motori computerizzati indipendenti che reagiscono agli influssi atmosferici e si muovono automaticamente come i flap degli aerei. Le lamelle sono cesellate con minuscoli fori, «proprio come le mie scarpe e le mie linee di abbigliamento -gongola il presidente- che nascono da un principio tecnologico: quello di proteggere il corpo dalle intemperie grazie a una speciale membrana ma consentendo alla pelle di respirare». Ieri sera il Breathing Building di via Torino ha cominciato a respirare e lo ha fatto senza risparmiare effetti speciali: dalle «imposte» illuminate a giorno fuoriuscivano addirittura sbuffate di vapore. Quello che ha appena inaugurato in via Torino è in assoluto il più grande megastore della catena nata in provincia di Treviso e che oggi conta 1.150 negozi in tutto il mondo, due nella Grande Mela. Moretti Polegato crede ancora nella rivincita del made in Italy: «Milano, dove abbiamo già 22 punti vendita, è la capitale della moda e della comunicazione ed era il territorio ideale dove realizzare la mia “basilica“ che vuol essere un inno al benessere e alla tecnologia, su cui noi italiani abbiamo ancora molto da dire».