Sorprese zero per una pellicola che registrò il tutto esaurito

Scena prima: una coppia di sposi esce dalla chiesa di S. Stefano, appena sopra Via XX Settembre; il mirino di un cecchino appostato nel palazzo di fronte (!!) inquadra la sposa. Ed i sorrisi finiscono sul sagrato. Seguono i titoli di testa sulle immancabili panoramiche cittadine. Con parziale scusante: il giovane ed intrepido superagente Mark Terzi, con cagnone al seguito, arriva in aereo. Deve indagare su un rapimento e sul killer della sposa, «Sfinge». Dopo il successo clamoroso di «Mark il poliziotto» il seguito era d'obbligo. Il cattivo è lo stesso: il banchiere Benzi (un Lee J. Cobb spaesato) in vena di ascesa politica. Per il vice cattivo ancora un pugile. Nel primo film era Duran, qui c'è Nino Benvenuti (se evitava meglio). Massimo Girotti interpreta egregiamente il mellifluo vicequestore Staini, pronto a mettere i bastoni tra le ruote allo sbirro-studente; gli rimprovera abbigliamento (pare un proto Dylan Dog) e metodi: «Non sarà un piantagrane dei sindacati?» - «No, sono un piantagrane e basta». Massi («Giovannona coscialunga, disonorata con onore») torna a Genova tre anni dopo «Perché quelle strane gocce di sangue sul corpo di Jennifer?», in alta stagione del poliziottesco. Lavora all'inizio di via Prè; il suo collega Girolami in fondo (per «Italia a mano armata»). Protagonista assoluto del film è Franco Gasparri, divo per antonomasia dei fotoromanzi, bello, famoso e sfortunato. Alloggiava al Bristol, preso d'assedio dalle ragazzine al grido «Franco, Franco». «Sembrava una manifestazione politica, perché a quei tempi c'erano le proteste contro il Franchismo in Spagna» (G. Nencini). Un incidente in moto a 31 anni lo costrinse su una sedia a rotelle. All'apice della notorietà riservava una stanza alle migliaia di lettere delle fans. Morì vent'anni dopo, dimenticato. Mark estirpa la delinquenza dai carruggi ed è come da copione: fumettistico, sempre pronto ad acrobazie e piroette, spara spesso da terra. Tentano di farlo fuori in tutti i modi. I Merli e Nero di altri film del genere al suo cospetto sono giganti. Si fanno vedere sopraelevata, Commenda, P. Vittoria, Spianata, Via Assarotti, la Questura, Corso Montegrappa, il gabbiotto del lustrascarpe di Via Boccardo, vicoli vari ed anche pezzetti di Savona. Le cose più interessanti: un duello in un cinema dove si proietta un duello («La polizia ha le mani legate») ed il finale, con «Sfinge» che vuol far saltare in aria la città: il confronto con il protagonista, giunto in elicottero sulla sommità del gasometro dell'Italsider, viene risolto ancora da un cecchino, stavolta della Polizia. Causerà le dimissioni del nostro. Curiosità: l'atrio dell'ospedale inaugurato è quello del Palazzo di Giustizia. Un film tra due cecchini, assalito da sponsorizzazioni occulte: marchi di pellicce, sigarette, gioielli. Sammy Barbot canta il tema principale, il cartellone è del padre di Gasparri. Sorprese zero, noia molta, la violenza ed il trash di altri poliziotteschi vengono sostituite dal nulla. Eppur fu il film «natalizio» del 1975 al Grattacielo con 41.620 spettatori paganti. Disponibile in Dvd e noleggiabile in videoteche specializzate.
MARK IL POLIZIOTTO SPARA PER PRIMO (Italia, 1975) di Stelvio Massi con Franco Gasparri, Lee J. Cobb, Massimo Girotti - 100".