Sorrentino e Virzì gli autori più attesi

Registi, produttori e critici scelgono la pellicola sull’usura e quella su Napoleone. Tra gli attori, le preferenze vanno a Pier Francesco Favino

Carlo Faricciotti

da Milano

Paolo Sorrentino e il suo L'amico di famiglia, «la storia - secondo l'autore del pluripremiato Le conseguenze dell'amore - di un usuraio, un uomo laido e sgradevole, che molesta le donne, presta i soldi nell'Agro pontino e consuma per giunta un rapporto incestuoso con la madre ultraottantenne». A seguire, un altro Paolo, Virzì e, dopo un paio di titoli che non hanno convinto del tutto, la sua scommessa-kolossal N., dove la lettera del titolo sta per Napoleone (Daniel Auteil), esiliato all'isola d'Elba, assistito da una nobildonna umbra (Monica Bellucci) e braccato da un aspirante regicida (Elio Germano). Lo stesso Germano, con Pier Francesco Favino, è l'attor giovane da non lasciarsi sfuggire, nel prossimo futuro. Queste, secondo gli addetti ai lavori (registi, attori, compositori, press agent), le carte su cui puntare per tenere in vita il rapporto con il pubblico e non lasciarla sempre vinta a Hollywood.
È un estimatore di Sorrentino il decano degli autori italiani, Mario Monicelli : «Lo aspetto al varco dell'opera terza, visto che avevo apprezzato molto la prima, L'uomo in più, e, a differenza di molti, meno Le conseguenze dell'amore. Nello stesso tempo mi fanno ben sperare Amelio con il suo La stella che non c'è e Bellocchio con Il regista di matrimoni». Andrea Guerra, musicista, compositore di colonne sonore, ora negli Usa per la musica del film di Gabriele Muccino Alla ricerca della felicità, girato a Hollywood con protagonista la superstar Will Smith, prima cerca di cavarsela con una battuta - «Ci vorrebbe la palla di vetro anche perché di sicuro il 2006 sarà un bell'anno» - poi, costretto a pronunciarsi, cala il poker: «Sorrentino, Emanuele Crialese (La porta d'oro), Giuseppe Tornatore (La sconosciuta) e, scusate se sono di parte, Muccino».
Da un musicista a un orchestratore di eventi, l'inventore della figura del press agent in Italia, Enrico Lucherini: «Dico N.: ho letto la sceneggiatura e l'ho trovata spiritosa e divertente. Altro punto di forza, il cast: una stupenda Bellucci che recupera la sua parlata umbra, Auteil, Germano, che sarà la vera rivelazione del film e dell'anno, insieme a Pier Francesco Favino. Gli altri film italiani saranno pure belli, ma questo sarà, oltre che bello, originale e divertente. Altra pellicola da cui mi aspetto molto è Anche libero va bene, esordio nella regia di Kim Rossi Stuart, un film duro e drammatico».
Lucherini li promuove, ma Riccardo Tozzi, con la sua Cattleya, è uno che i film li finanzia. Prima di dire la sua però Tozzi ci tiene a precisare che quella che sta per chiudersi «è stata una stagione eccezionale per il cinema italiano, si prospetta come la migliore da venticinque anni a questa parte: a fine 2005 il nostro cinema dovrebbe arrivare a una quota di mercato del 25-30%, come non si vedeva dai primi anni ’80. Detto questo, mi aspetto molto da Sorrentino, sono curioso di vedere come sarà trattato un tema difficile come quello dell'usura, penso possa essere il film della sua definitiva consacrazione». E i critici, spesso accusati di «killeraggio» e di detestare il prodotto italiano per partito preso? Fabio Ferzetti, del Messaggero, prova «curiosità per il film di Moretti, Il caimano, vista la parsimonia con cui il personaggio distilla le proprie pellicole nel corso degli anni. In seconda battuta, la sorpresa positiva potrebbe venire da N., anche perché sono rimasto deluso dalle ultime prove di Virzì. Conto moltissimo sull'avventura americana di Gabriele Muccino e sul suo Alla ricerca della felicità, il suo successo farebbe bene a tutti».
Quindi, Sorrentino e Virzì. Come dire le due anime storiche del cinema italiano: quella d'autore, elitaria e raffinata e quella che mescola dramma e commedia, lacrime e risate. A far pendere la bilancia verso N. è Francesca Inaudi, rivelata da un piccolo film come Dopo mezzanotte due anni fa e poi protagonista di L'uomo perfetto, quest'anno: «Spero molto in N. e non solo perché faccio parte del cast. È un film in costume, ma con l'ironia e il senso della vitalità tutta toscana di Virzì, doti che evitano di farne un prodotto imbalsamato. E questo è quello che auguro per il 2006 al cinema italiano: di trasformarsi in un sistema aperto, dotato di maggiore elasticità, più capace di valorizzare i nuovi talenti». Un augurio che rispecchia quello di Ferzetti: «Voglio rubare il titolo del saggio che Jakobson dedicò a Maiakovskij: Un paese che ha dilapidato i propri poeti. Ecco, l'augurio è che il nostro cinema non dilapidi i nostri attori, quel piccolo star system che si è creato nelle ultime stagioni». Star system ben conosciuto da Tozzi, che in Romanzo criminale aveva radunato tre quarti delle stelle nostrane, da Accorsi a Rossi Stuart, da Favino a Claudio Santamaria al lanciatissimo Riccardo Scamarcio. «Ma tra i miei preferiti ci sono anche Fausto Paravidino, giovanissimo regista, attore, drammaturgo e Silvio Muccino. Il problema delle attrici italiane è che manca la leva, come si diceva ai tempi del militare: Accorsi, Favino, Santamaria, Rossi Stuart sono all'incirca della stessa generazione, mentre tra le attrici manca un gruppo omogeneo, emergono più alla spicciolata».
E se Monicelli sa bene che «gli attori spesso sono in balia del regista, dello sceneggiatore, del produttore e non sempre riescono a esprimersi in maniera autonoma e personale», quindi nomi non ne fa, Lucherini non si tira indietro: «Mi dicono un gran bene dell'attrice russa Xenia Rappoport, protagonista della Sconosciuta; personalmente voto Valeria Solarino: dopo La febbre, di D'Alatri, a febbraio sarà in sala con Viaggio segreto di Roberto Andò e ha un volto interessantissimo». Quando si tratta di attori, Guerra è molto ecumenico: «Mi aspetto molto da Favino, Silvio Muccino, Germano, Toni Servillo, Luigi Lo Cascio... » mentre quando il discorso vira sulle donne, nicchia: «Tutte le attrici italiane sono bravissime. Ma se proprio devo scegliere, e senza far torto a nessuno, le mie preferenze vanno a Giovanna Mezzogiorno, Chiara Caselli, Stefania Rocca». A partire da gennaio, la parola al pubblico pagante.