Sorrentino: il mio usuraio è un affascinante malvivente

Nel suo terzo film, il regista indaga con ironia sulla piccola malavita

Pedro Armocida

da Roma

Il mistero non è svelato. Nonostante un fascinoso trailer e un incontro con il regista e gli attori, il nuovo e misterioso film di Paolo Sorrentino, l'applaudito autore del recente Le conseguenze dell'amore (cinque David di Donatello) che proprio in questi giorni sta battendo gli ultimi ciak, rimane ancora in una nebulosa di difficile decifrazione. Partiamo allora dal titolo L'amico di famiglia dove l'amico è Geremia, interpretato dal navigato attore napoletano Giacomo Rizzo (alle spalle tanto teatro e cinema dell'ormai sdoganata serie B ma anche Bertolucci, Salce e Loy), che si guadagna da vivere nella zona dell'Agro Pontino facendo il piccolo usuraio, con prestiti dai cinque ai diecimila euro. Tra Latina, Sabaudia e Pontinia, dove il film è girato, vive in una roulotte Gino, un inedito Fabrizio Bentivoglio in versione cow boy, amante sfegatato della musica country che sogna di trasferirsi nell'America profonda ma che intanto sbarca il lunario aiutando l'usuraio nella ricerca dei clienti. C'è poi Rosalba, una giovane donna (la ventitreenne Laura Chiatti, cantante e attrice di soap da Un posto al sole a Incantesimo 7) che si deve sposare ma il padre non ha i quattrini per mettere su un matrimonio come si deve. Ricorreranno naturalmente all'usuraio che, dice il regista, «ha la particolarità di diventare amico delle persone a cui presta i soldi». Tenendo conto che il medesimo ha anche un rapporto incestuoso con la madre ultraottantenne, si delinea un personaggio a tutto tondo che più sordido non può essere.
«È sgradevole, molesto con le donne. Qualsiasi difetto lui ce l'ha. Ma rappresenta un mondo che a me piace perché queste persone, sotto sotto, sono le più belle che ci siano. Ciò che viene considerato orrendo e repellente può avere una sua bellezza», avverte Paolo Sorrentino, classe 1970, alla sua terza prova registica. Fautore di un cinema che rifugge dall'essere sia morale che moralistico, il napoletano Sorrentino aggiunge: «Anche nella vita non riesco ad avere un atteggiamento completamente negativo nei loro confronti. Così cerco di rendere affascinante un personaggio che non lo è. Per parlare dei santi c'è già la tv, il cinema deve essere qualcos'altro. Comunque l'usura è una buona metafora del potere che hanno questi uomini di ridare per un momento la vita a chi sta affogando». Prodotto da Fandango e Indigo Film in collaborazione con la Medusa, che lo distribuirà in sala probabilmente a partire da settembre prossimo, in tempo per la Mostra di Venezia, L'amico di famiglia ha un budget di 3 milioni e mezzo di euro e vede la partecipazione di un Fabrizio Bentivoglio oramai abituato a centellinare i suoi ruoli al pari delle dichiarazioni: «Con Sorrentino ci eravamo ripromessi di lavorare insieme da tanto tempo. Mi sono molto divertito ad interpretare questo strano personaggio, abbastanza indefinibile, che mi ha fatto pensare alla coppia Dustin Hoffman e Jon Voight di Un uomo da marciapiede. Tutta la sua personalità sta nella domanda che fa all'usuraio: "Ma noi siamo veramente amici?". Non so se è chiaro». Veramente no, ma ci fidiamo. Così come c'è da fidarsi della mano felice di Sorrentino che da storie un po' strambe sulla carta, riesce a tirare fuori degli ottimi film fondati soprattutto su un uso sapiente delle ambientazioni e delle atmosfere. Ecco, dai pochi minuti di girato che si sono visti ieri a Roma, L'amico di famiglia sembra proprio non fare eccezione. Con in più una sorpresa. «Perché il film avrà un aspetto comico molto spiccato. Gli usurai tendono ad essere piuttosto divertenti».