Sorrentino da Oscar o flop?

«L’Oscar non è una priorità ma sarebbe bello, comunque c’è tempo...» Così ieri Paolo Sorrentino ai microfoni di «Un giorno da pecora» su Radio2. Il regista è autore di This Must Be the Place, ambizioso film con Sean Penn in uscità venerdì prossimo e già presentato con successo allo scorso Festival di Cannes. In Italia la pellicola è stata salutata come un capolavoro o quasi. Ma all’estero non ha suscitato eguali consensi, come ha raccontato Marco Giusti sul sito Dagospia. «È sgradevole da abbracciare criticamente o commercialmente» ha scritto Todd McCarthy sullo statunitense The Hollywood Reporter; «Un tacchino che si crede un pavone», «Se Lars Von Trier è persona non grata per Cannes, Sorrentino lo dovrebbe essere per il cinema» ha decretato Serge Kaganski sul francese Les Inrock, che descrive addirittura come «ignominia estetica, storica e politica» tutta la parte legata all’Olocausto. Olivier Séguret su Libération lo ha trovato «un oggetto indefinibile, divertente e vuoto, molto ordinato nella sua forma e goffo nei significati storici a cui si riferisce». In Inghilterra Peter Bradshaw, su The Guardian, pur annoverando Sorrentino tra i maestri del cinema contemporaneo, si è chiesto «come sarebbe stato il film se semplicemente avesse trattato del confronto di Sean Penn con i suoi fantasmi personali». Pacco o capolavoro? Ecco due opinioni contrastanti.