La sorte dell’ippica poggia su un bilancio «virtuale»

Dai numeri e dalle chiare indicazioni emerse dall'inequivocabile verdetto elettorale avremo un governo stabile e duraturo, nonostante i gravi problemi di recessione che stanno flagellando non soltanto i Paesi Ue ma gran parte del mondo, Stati Uniti compresi.
Se ipotizziamo cosa saranno costretti a fare i nuovi governanti per il mondo dell'ippica, la prima cosa, a mio avviso, è un’operazione verità, con una analisi reale dello stato dei conti Unire e delle sue prospettive. Se il bilancio Unire fosse sottomesso alle regole che governano qualunque altra impresa privata, la risposta è che dovremmo avere da tempo portato i libri in Tribunale per chiedere, quale prima ipotesi, l'amministrazione controllata o in alternativa il fallimento. Dal momento che il bilancio Unire è il bilancio di una emanazione dello Stato, l'ipotesi estrema di cui sopra è da scartare ed alla fine lo Stato, volente o nolente, dovrà accollarsi le eventuali perdite e mettere mano una volta per tutte ad una risistemazione del settore. Il Consiglio di amministrazione dell'Unire ha deliberato venerdì scorso il bilancio preventivo per il 2008. Il bilancio, che ora dovrà essere approvato dai Ministeri delle politiche agricole e dell'Economia e finanze, mantiene invariato il montepremi rispetto al 2007 per un importo pari a 218,2 milioni di euro. Si tratta di una previsione che, come recita un comunicato dell'ente pubblico ippico «tiene conto dell'auspicato completamento e dell'effettiva partenza della nuova rete di vendita prevista dal c.d. decreto Bersani». Un bilancio che ha le sembianze del bilancio virtuale, scritto sulla sabbia. Se si considera, infatti, che nel primo scorcio dell'anno nelle casse dell'ippica sono entrati circa 15 milioni di euro in meno per la diminuzione del movimento delle scommesse, è facile anche per un bambino capire l'assoluta precarietà di questo bilancio. Anche perché prevede, al contrario, maggiori entrate per 20 milioni: come dire che da qui alla fine dell'anno dovremmo recuperare qualcosa come 35 milioni di euro. Ad aggravare ulteriormente la situazione ci sono poi due voci di entrata che presentano seri rischi di solvibilità. Si tratta dei circa cento milioni appostati quale voce relativa al canone da versare da parte delle Agenzie ippiche per l'utilizzo del segnale televisivo delle corse - per il quale esiste per la verità un contenzioso non facile da dipanare - e inoltre una somma di circa una cinquantina di milioni che il ministero dell'Agricoltura dovrebbe versare alle casse dell'Unire. Il perché è semplice per chi vuol capire: il ministero si è impegnato a versare questa somma a fronte di un programma di investimenti finalizzati allo sviluppo del settore, ma non potrà mai destinarli a sanare buchi di bilancio. Se questi fondi fossero versati o peggio utilizzati per altre finalità, come in questo caso per tappare un buco, diventerebbero un aiuto di Stato. Questo non è possibile perché scatterebbe la censura della Ue con multe salatissime a carico dello Stato italiano. Allora: succederà che il ministro delle Politiche Agricole dovrà suonare il fine corsa e il tutti a casa, di una brutta avventura, cominciata male e finita peggio. Con un nuovo ed ennesimo commissariamento per provvedere al riordino del settore e di tutte le sue componenti, iniziando con il mettere mano alla riforma della legge 449, della quale ormai ne abbiamo parlato forse anche troppo.