Soru devia un fiume come regalo a De Benedetti

Dopo le dimissioni da governatore della Sardegna firma un patto e lascia costruire un mega impianto elettrico al suo socio in Tiscali. Il favore: quaranta le ditte interessate, tra cui trevi, ma la scelta cade su quella dell'amico

Preso di mira dalla sua stessa maggioranza di centrosinistra, il 25 novembre scorso il governatore della Sardegna Renato Soru ha battuto i pugni sul tavolo e ha dato le dimissioni: «Ho servito con tutta l’onestà possibile la Sardegna, mettendo sempre al primo posto l’interesse dei sardi...», ha ringhiato sfidando il mondo intero.

L’avessero lasciato continuare avrebbe forse sussurrato: «E anche un po’ me stesso e i miei amici piemontesi De Benedetti». Ebbene sì. Perché venti giorni dopo il suo «Me ne vado», infatti, l’Obama di Sanluri era attorno a un tavolo a firmare una convenzione con la Sorgenia, società del gruppo Cir dell’Ingegnere, attiva nella produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili: sarà quest’ultima a costruire un mega impianto, nei pressi di Cagliari. Un bel favore all’amico De Benedetti che è lo stesso De Benedetti socio di Tiscali, di cui il governatore dimissionario è il padre-padrone. Tutto chiaro come il sole. Anzi, di più: come un pannello solare. E per questo cadeau, Soru ha già pure detto di sì allo spostamento di un torrente, manco fosse Mosè. Ma andiamo con ordine. Il 15 dicembre, a Cagliari, si sigla un importante accordo di programma tra il presidente della Regione Soru, quello della Provincia Graziano Milia, quello del Consorzio dell’area di sviluppo industriale di Cagliari (Casic), Emanuele Sanna (colui che gestisce la zona industriale del capoluogo,) e l’amministratore delegato di Sorgenia, Massimo Orlandi. Soru, in fondo, è sempre stato sensibile al solare termodinamico e poi, a ovest di Cagliari, nella zona di Macchiareddu, batte il sole che è una meraviglia: perché quindi non costruire lì un bello stabilimento nuovo di zecca? Le ditte interessate a quella zona non mancano: sarebbero circa una quarantina, tra le quali la Trevi Energy spa.

Tuttavia si preferisce l’amica Sorgenia, che peraltro già produce moduli fotovoltaici a Villacidro, proprio vicino a Sanluri, e a Marrubiu, in provincia di Oristano. Alla società dell’Ingegnere servirebbero almeno 200 ettari per piazzare i propri pannelli solari nella zona di Macchiareddu. Tantini. Il Consorzio ne possiede un po’ di ettari, ma non così tanti. I restanti 160 andrebbero espropriati ai privati. Niente di male, solo che il meccanismo messo in piedi nella convenzione è il seguente: il Consorzio espropria su delega della Provincia e poi cede tutto a Sorgenia per permetterle di costruire l’impianto. E chi paga? Be’, Sorgenia. Ma attenzione: nel patto c’è scritto che la società è pronta a sborsare la somma necessaria a partire dai valori agricoli medi che sono generalmente molto bassi. Pagherà pure gli eventuali incrementi di prezzo dei terreni, questo sì; ma soltanto ove riconosciuti con sentenza in corte d’Appello, qualora sorgano grane con i proprietari. Sorgenia parteciperà agli eventuali contenziosi e, comunque, non sborserà - per le spese generali, compresi gli onorari in genere alti in questi tipi di cause - più di 100mila euro. Noccioline, insomma.

Un gran bell’accordo, non c’è che dire. E poi c’è un altro inghippo che però viene aggirato alla grande: nell’area dove dovrebbe sorgere la centrale solare di De Benedetti c’è un fiumiciattolo coi suoi affluenti. Che si fa, quindi? Si blocca tutto? Non se ne fa nulla? No, niente problema: si sposti pure il torrente. Nell’accordo c’è scritto: «Premesso che l’area dell’agglomerato industriale... risulta attualmente attraversata da un canale artificiale di drenaggio denominato Rio Cocodi e da alcuni canali minori ad esso affluenti, interferenti con l’impianto solare termodinamico... si modificherà il tracciato del Rio Cocodi».

Ma non è finita qui. Chi controlla che le parti in causa rispettino tutti i punti dell’accordo, già visibilmente sbilanciato a favore del privato? Il patto prevede che venga istituito un collegio di vigilanza composto dall’assessore dell’Industria, da un rappresentante del Consorzio, dal presidente della Provincia e da due componenti nominati dalla Sorgenia. Il problema è che, siccome il collegio può decidere soltanto con la maggioranza qualificata di quattro membri, se ne deduce che non potrà fare nulla senza l’accordo di Sorgenia.