Soru, il governatore burbero poco amato anche a sinistra

Cinquantun anni, fondatore di Tiscali, con tasse
e divieti ha scontentato le associazioni e i turisti. La lite con Cabras
dopo aver perso
la segreteria regionale
del Pd. La nuova sfida<br />

da Cagliari

Chi lo detesta lo definisce «arrogante», «presuntuoso», sempre con la verità in tasca. Chi non lo ama «decisionista» e «che ascolta poco chi gli sta di fronte». Fin dalla sua elezione a presidente della Regione, avvenuta quasi 4 anni fa con il centrosinistra, Renato Soru, 51 anni, fondatore di Tiscali e di fatto importatore della New economy in Italia, ha fatto parlare di sé, anche prima che la maggioranza dei sardi gli desse il voto. La sua candidatura non è stata mai digerita da una parte della sinistra isolana e ancora oggi il sostegno in Regione non è indolore. E forse proprio questo, l’annunciata rottura con partitocrazia e clientelismi, è stata la chiave del successo alle urne. Ma la simpatia della gente è durata poco.
Tra i primi e i più discussi atti di governo, il limite dei 2 km dal mare per le case sulla costa: prima di Soru, ci si accontentava di 300 metri (anche se il disastro edilizio su buona parte del litorale isolano era già avvenuto). Poi è arrivata la tassa sul lusso, che ha scatenato le ire di associazioni ed emigrati. Anche in questo caso, la motivazione era che il balzello sarebbe servito per tutelare l’ambiente sardo, bistrattato dalle orde dei vacanzieri estivi.
E proprio i suoi detrattori fanno presente che oggi il paladino dell’ambiente vuole fare il primo della classe tra i governatori, accogliendo l’immondizia campana nell’Isola. Dimenticando la legge regionale che vieta di «trasportare, stoccare, conferire, trattare o smaltire rifiuti, comunque classificati, di origine extraregionale». La scelta di Soru, solitaria per sua stessa ammissione, è stata motivata con l’emergenza: «Quando una persona sta annegando prima cerchi di salvarla, e dopo ti chiedi chi è il responsabile». Dopo, molto dopo, tutti gli esponenti del centrosinistra hanno condiviso la sostanza, ma a qualcuno i metodi proprio non sono andati giù. Sono volati paroloni come «poca concertazione», «mancato coinvolgimento degli enti locali», con strali di abbondante politichese. Guai però a dirglielo in faccia: sono noti il carattere e la spigolosità dell’uomo.
C’è poi chi, contro Soru, ha usato il peggiore insulto (visto da sinistra): agire come Berlusconi. La circostanza si è presentata a ottobre, con le elezioni per il segretario regionale del Pd. L’ha spuntata il senatore Antonello Cabras, ma a Soru non è andata giù (almeno inizialmente) e ha chiesto la verifica dei voti, attirandosi gli strali dell’avversario, che ha sentenziato: «Soru fa come Berlusconi». A proposito di giornali, lamenta il trattamento che i quotidiani regionali gli riservano e che in questi 4 anni L'Unione Sarda gli ha sempre negato un’intervista. Si consola così con paginoni sul Corriere della Sera, Repubblica e sulla stampa estera.
La prossima puntata si presenterà tra qualche mese, quando il centrosinistra dovrà scegliere il candidato presidente alle primarie. Soru ha già deciso: «Io ci sarò». Qualcuno avverta la sinistra che il primo comandamento è stato aggiornato: non esiste altro leader all’infuori di me.