Soru ospita l’immondizia, ma viola la legge

Il presidente della Sardegna ha subito accettato la spazzatura napoletana, anche se una norma regionale non glielo consente. Un regolamento varato nel 2001 sancisce il divieto assoluto di
trasportare, stoccare o smaltire sull’isola qualsiasi residuo di
origine extraregionale

da Roma

È stato il più sollecito, Renato Soru. Pronto a far smaltire i rifiuti campani in Sardegna. Il presidente della Regione ha detto subito sì al governo ma ha dimenticato, o taciuto, che una legge gli impediva di dirlo quel sì. Una legge regionale del 2001, la numero 6, che sancisce il divieto assoluto di «trasportare, stoccare, conferire, trattare o smaltire, nel territorio della Sardegna rifiuti, comunque classificati, di origine extraregionale».
Strano che in questo frangente la norma non sia tornata in mente al governatore, perché la Regione Sardegna l’ha difesa strenuamente davanti alla Corte costituzionale. Ed esattamente un anno fa, il 10 gennaio 2007, la Consulta le ha dato ragione confermando la legittimità costituzionale del divieto di smaltimento dei rifiuti ordinari extraregionali, che non vale solo per quelli pericolosi (sentenza numero 12).
Quello che è ancora più interessante è la motivazione con la quale la Regione Sardegna ha sostenuto allora la legittimità della sua legge contro le censure del Tribunale amministrativo sardo, convincendo l’Alta Corte della sua bontà. E cioè, il «principio fondamentale di autosufficienza nello smaltimento dei rifiuti urbani non pericolosi», che non vale solo per l’isola in questione ma per tutte le regioni italiane.
Un principio, ha ricordato un anno fa proprio la difesa regionale sarda, più volte affermato dalla Consulta e stabilito da due leggi nazionali. Che sia vietato «smaltire rifiuti urbani non pericolosi in regioni diverse da quelle dove gli stessi sono prodotti» lo afferma l’articolo 5 del decreto legislativo sull’inquinamento numero 22 del 1997 e anche l’articolo 182 del decreto legislativo numero 152 su ambiente e inquinamento che nel 2006 ha abrogato e sostituito il primo. Questo, salvo «eventuali accordi regionali o internazionali».
Di fronte alle polemiche scoppiate dopo l’arrivo a Cagliari della prima nave carica di rifiuti, che sarà seguita da altre nove per portarne nell’isola circa tremila tonnellate, la sentenza della Corte costituzionale assume tutto il suo peso. È dunque illegittimo far smaltire in Sardegna l’immondizia della Campania?
Altro che le ordinanze sbandierate da più di un sindaco sardo, qui si tratta di una legge che la Regione Sardegna, a statuto speciale, ha varato in autonomia e che secondo la Consulta è perfettamente «in linea con i principi dettati in materia dallo Stato», come si legge nella sentenza.
I giudici costituzionali, presieduti allora da Giovanni Maria Flick e con Paolo Maria Napolitano come relatore, hanno ribadito a gennaio quello che avevano affermato già in altre occasioni: che i limiti imposti dalla legislazione regionale allo smaltimento di rifiuti di provenienza extraregionale sono applicabili a tutti i rifiuti urbani non pericolosi, mentre il principio dell’autosufficienza locale è anticostituzionale per quelli pericolosi. L’immondizia campana non è, a quanto si sa, pericolosa e quindi il suo smaltimento nelle otto province sarde dovrebbe essere vietato. Se ne sono accorti anche i senatori Mariano Delogu (An) e Massimo Fantola (Riformatori), che hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Cagliari, sostenendo appunto che l’operazione è fuorilegge. E chiedendo: Ci sono estremi di reato nella decisione del governatore?